Italia

Udite udite: è sparito il “Tesoretto”

Romano Prodi e Tommaso Padoa SchioppaLo cercano dappertutto, sotto le scrivanie, nei bagni, nelle casseforti, ma da giorni non si trova più. Che fine ha fatto il “tesoretto” tanto reclamizzato da Prodi e dal suo fido Padoa Schioppa? Quella mangiata di spaghetti a cui tutti facevano riferimento per aiutare le classi sociali più deboli?

Poveri operai, aspettavano con tanta ansia il destino dei quegli spiccioli recuperati dall’evasione fiscale, di quelle poche decine di euro che sarebbero andate nelle loro tasche. In fondo è sempre così: nelle varie battaglie agli operai vanno 80 euro di aumento, ai politici 800 euro, e guarda caso ad ogni aumento si registra sempre un voto unanime, mai nessun astenuto. Bisogna capirli i politici, “hanno famiglia”, “si spostano” ed hanno “tante spese”, vivono di “solitudine” poiché “lontani dai loro cari”, devono “dividere i loro guadagni con il partito”, “lavorano tantissimo”. Agli operai bastano 80 euro, ma si: conducono una vita normale, non hanno spese extra familiari, non devono dividere il loro stipendio con nessuno, non debbono spostarsi da un punto all’altro della nazione. Ma di che vi lamentate? Siate sereni e felici, a cosa vi serviva il recupero del tesoretto, erano pochi euro che non avrebbero risolto la vostra vita.

Quando parlo di operai parlo di tutti gli operai. Bisogna sfatare un tabù che vede inteso come operaio soltanto quello che lavora in fabbrica, l’operaio è anche l’artigiano dei piccoli paesi, con la sua falegnameria, la sua botteguccia, quello che gestisce la sua piccola impresa a carattere familiare e deve fare i conti con un mercato globale e la concorrenza spietata. Anche questi sono operai, che per portare a casa uno stipendio di 1000 ero al mese rischiano tantissimo. Come gli operai della fabbrica anche loro non possono vivere. Certi partiti la devono smettere di intendere la classe operaia solo come quella delle grandi fabbriche, gli operai ci sono anche tra coloro che fanno la libera attività, e vanno difesi come gli altri. Dovete sapere che un commerciante, un artigiano, se sta male non ha nessun riconoscimento mutualistico, eppure versa i contributi previdenziali come gli altri operai, non potrà mai consegnare un certificato medico a nessuno e dire: ho la febbre, per quindici giorni sto a casa tranquillo, tanto alla fine del mese lo stipendio non me lo toglie nessuno. Se non alza il sedere dal letto il più in fretta possibile, le tasse e le spese per mantenere in piedi l’attività se lo mangiano vivo. E allora deve decidere: dopo due giorni o si suicida oppure torna a lavorare immediatamente, deve alzarsi per forza, altrimenti ci penserà in futuro lo Stato a farlo morire di crepacuore. Il lato negativo è stato proprio questo: lo studio di settore non ha mai fatto una netta distinzione tra il commerciante o artigiano di un paese di 5mila abitanti e quelli che si trovano in via Montenapoleone a Milano; o via Condotto a Roma; o via dei Mille a Napoli; oppure nei grandi centri commerciali. Del resto i politici bisogna comprenderli: hanno una certa età, sono pile esaurite e vecchie, non possono mai portare benefici al Paese, l’Italia ha bisogno di un cambiamento strutturale e di persone. Il tesoretto sparito è un”altra illusione svanita all’improvviso. Da oggi gli italiani, dinanzi a delicate situazioni di vita, devono fare ricorso a qualsiasi strumento possibile, attraverso le autorità preposte e la magistratura, che dia voce a quanto recita l’articolo tre della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all”organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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