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Rifiuti radioattivi trasformati in vetro inerte

Rifiuti radioattiviScienziati israeliani sono riusciti a trasformare i rifiuti radioattivi, i più pericolosi in assoluto, in vetro ed energia elettrica. Il brevetto è stato ceduto ad una ditta locale che, in tre anni, ha costruito un impianto nel quale, grazie alle leggi della fisica, i materiali radioattivi e i rifiuti solidi urbani vengono, di fatto, vetrificati.

In questo modo uno dei problemi più gravi per l’intera umanità: l’eliminazione delle scorie radioattive, sembrerebbe essere del tutto risolto. Dico: “Sembrerebbe”, perché al momento le informazioni provenienti da Israele, per i motivi che potete ben immaginare, sono molto limitate. In ogni caso anche altri paesi industrializzati hanno avviato ricerche per risolvere questo grave problema. La ditta che ha acquistato il brevetto, ha costruito l’impianto grazie al finanziamento ottenuto da un fondo d’investimento internazionale. Alla conferenza stampa di presentazione della nuova tecnologia è stato presentato, al folto pubblico dei presenti, un pezzo di roccia nera, molto simile a quella presente sui vulcani. Il materiale nero e lucido, appena uscito dal reattore per il trattamento dei rifiuti, costruito in una località nel nord d’Israele, è talmente privo di radioattività da poter essere utilizzato come materiale di costruzione o per pavimentare le strade. Il processo industriale consente anche di trasformare i rifiuti solidi urbani, i rifiuti ospedalieri e i rifiuti a bassa radioattività in energia elettrica. Questa nuova tecnologia al Plasma, è stata sviluppata oltre che dagli israeliani anche da un gruppo di scienziati russi che, per primi, sono riusciti, grazie all’utilizzo d’altissime temperature, a trasformare i rifiuti in lava “simil vulcanica”. Tra l’altro, le temperature, che arrivano fino a 7000 gradi centigradi, consentono di eliminare qualsiasi elemento chimico che può in qualche modo nuocere all’ambiente. Il processo utilizzato, infatti, non inquina l’acqua né in superficie né nel sottosuolo e non contamina i terreni circostanti l’impianto. Il reattore funziona grazie alla combinazione di tre processi.

Le torce al plasma “dissociano” i rifiuti. I residui carboniosi sono gassificati. Le sostanze inorganiche sono convertite in un materiale solidissimo. La roccia nera vetrificata risultante dal processo industriale, essendo totalmente inerte, può essere utilizzata, con opportune lavorazioni, per la produzione di piastrelle, mattoni, lastre, blocchi, da utilizzare nelle costruzioni d’edifici, strade ecc. Sono due gli impianti, attualmente in funzione, che utilizzano questo tipo di processo di trasformazione: uno in Ucraina e uno come abbiamo già detto, in Israele. Ogni ora trattano da un minimo di cinquecento ad un massimo di mille chili di rifiuti. I precedenti sistemi riuscivano, al massimo, a trasformare un centinaio di chilogrammi di rifiuti radioattivi l’ora, con costi infinitamente maggiori. La scoperta è molto interessante anche per quanto riguarda lo smaltimento delle scorie atomiche. La produzione d’energia dal nucleare, ha creato, purtroppo, un’incredibile quantità di rifiuti radioattivi. Scorie radioattive sono prodotte anche dai laboratori di ricerca, dalle industriali, dai centri medici, dalle università, dai macchinari diagnostici ecc. Per questo, il mercato che si apre a questa nuova tecnologia potrebbe valere almeno sei miliardi di dollari l’anno. In tutto il pianeta sono depositate, in luoghi “sicuri”, quantità enormi di scorie radioattive, del tipo detto a bassa emissione. Uno dei problemi più impellenti da risolvere è la loro eliminazione definitiva. A Chernobyl, per esempio, dopo più di venti anni dall’incidente al reattore nucleare, risultano ancora contaminati centinaia di chilometri quadrati di territorio. Decine di migliaia di case con dentro ancora i mobili e gli oggetti personali, lasciati in fretta e furia dall’intera popolazione, sono li, piene di radioattività, a testimoniare tutta la stoltezza dell’umanità. Tenuto conto che quei rifiuti stanno contaminando le falde acquifere la scoperta israeliana, sembra giungere proprio al momento giusto. L’unico ostacolo all’utilizzo del sistema anche per l’eliminazione dei rifiuti solidi urbani è l’altissimo costo: circa 3.000 dollari a tonnellata.

A mio parere, quindi, pur risolvendo egregiamente il problema dei rifiuti radioattivi, il processo inventato dagli israeliani e dai russi non può, in alcun modo, essere compreso nell’elenco delle soluzioni da adottare in Campania per risolvere l’emergenza rifiuti.

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