Italia

Libero dopo tre violenze, stupra un’altra bambina

Vincenzo Iacono (foto Repubblica.it)AGRIGENTO. Era stato condannato nel 2004 a 6 anni e 4 mesi per aver stuprato tre sorelline di Aragona. Ma Vincenzo Iacono, 45 anni, in cella ci è rimasto solo un anno per scadenza dei termini cautelari, uscendo con il solo obbligo di firma.

E venerdì notte è tornato a colpire, violentando una bimba di 4 anni. Iacono, dopo la scarcerazione, il 23 marzo 2005, si era trasferito ad Agrigento, dove nessuno sapeva della sua storia e dove lavorava come pizzaiolo. La piccola abitava nello stesso stabile dell’uomo con la madre, una ragazza di 28 anni, disoccupata, lontana parente dello stesso 45enne, ignara dei precedenti di Iacono e che più volte gli avrebbe affidato la bambina. Lui la portava fuori, la riaccompagnava, addirittura si era presentato con lei l’altro giorno in caserma per adempiere all’obbligo di firma. Fino a quando giovedì scorso l’ha fatta salire in auto, portata in un posto isolato e violentata. La bimba è tornata in lacrime dalla madre, raccontandole quello che aveva subito. Dopo la denuncia, oltre cinquanta carabinieri si sono presentati davanti alla pizzeria dove l’uomo lavorava e l’hanno arrestato. La direzione del carcere di Agrigento, temendo rappresaglie da parte degli altri detenuti, ha deciso di metterlo in cella di isolamento.

Le sue prime vittime, tre sorelline di Aragona, erano figlie di amici di famiglia. I genitori si fidavano di lui, tanto da affidargli le piccole. Ma un giorno lui le aveva portate in un casolare abbandonato. I genitori avevano notato un atteggiamento strano delle figlie ma non avevano capito subito. Solo l’intervento degli psicologi aveva fatto scattare le indagini.

Ed ora è polemica su più fronti. Il ministro della Giustizia, Luigi Scotti, ha chiesto una relazione per sapere quali fossero le modalità disposte in via cautelare a seguito della scarcerazione e, soprattutto, per conoscere i motivi del ritardo per un giudizio da farsi ragionevolmente in tempi brevi, data la gravità dell’imputazione, i precedenti e il pericolo di reiterazione che si è puntualmente realizzato. Il Guardasigilli ha annunciato anche l’invio di ispettori presso gli uffici giudiziari di Agrigento, per una storia che, come lo stesso afferma, “è ai limiti dell’incredibile”. Da parte sua, il procuratore generale di Palermo, Salvatore Celesti, a capo del distretto di corte d’appello che comprende anche gli uffici giudiziari agrigentini, assicura che sarà fatta chiarezza. Intanto, anche il gip ha aperto un’inchiesta interna.

Dure reazioni dal mondo politico. Per il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, “non è possibile che chi ha compiuto un reato e lo ha reiterato, soprattutto un reato di questa assoluta disumanità, possa continuare a compierlo. Penso che chi ha avuto una condanna anche al primo grado di giudizio per un reato di questo tipo dovrebbe stare almeno agli arresti domiciliari. Credo che per questo tipo di reati le pene debbano essere inasprite: ci vuole la mano dura dello Stato. Mi auguro che presto in Parlamento possano essere approvate norme più severe contro la pedofilia”. La senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile famiglie e minori di Forza Italia, invoca l’introduzione della castrazione chimica: “Quello che è accaduto ad Agrigento, con un pedofilo libero dopo appena un anno, è vergognoso”.

Un appello alla riflessione e a una possibile riforma arriva da Luigi Birritteri, sostituto procuratore presso la Procura generale di Caltanissetta, ex capo dei gip di Agrigento. “La legge – afferma Birritteri – prevede un termine di custodia cautelare superato il quale, chiunque sia l’imputato e qualunque sia il reato, deve essere scarcerato perché la presunzione di innocenza impone che la pena deve essere scontata solo se la condanna è definitiva. Le uniche misure che si possono applicare sono quelle blande, come appunto è l’obbligo di firma. Io spero, però, che si colga l’occasione per riflettere sulla necessità di garantire delle misure che siano legate alla tipologia particolarmente odiosa di questi reati. Si potrebbe pensare a terapie e trattamenti sanitari obbligatori per limitare queste spinte, queste deviazioni di carattere sessuale. Non basta gridare al mostro. E’ troppo semplicistico prendersela con i magistrati che non fanno altro che applicare la legge pur operando in condizioni proibitive. Con fatica si tenta di esaurire i processi che sono una vera corsa ad ostacoli, senza contare i carichi di lavoro pesantissimi”.

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