Italia

Erba, terza udienza: testimoniano i medici legali

i coniugi Olindo Romano e Rosa BazziCOMO. E’ ripreso questa mattina il processo per la strage di Erba con la terza udienza dedicata alle testimonianze dei medici legali intervenuti sul luogo dell’eccidio.

Sono molto forti le descrizioni di Giovanni Scola, uno dei medici ascoltati come testimone. Nel corso della deposizione Scola, incaricato anche di eseguire le autopsie sui corpi delle quattro vittime, ha riferito che il piccolo Youssef Marzouk morì dissanguato poiché fu colpito con un”arma da taglio “reiteratamente mossa all”interno della ferita per causare più danni possibili”. Il bambino fu colpito due volte ed una coltellata gli recise la carotide, Yossef tentò di difendersi a giudicare dalla ferita che aveva sulla manina. Fu talmente tanto il sangue che perse che l’anatomopatologo, durante l’autopsia, non trovò traccia ematica per effettuare le analisi.

Per quanto riguarda la madre del bambino, Raffaella Castagna, Scola sottolinea l’efferatezza con cui fu colpita. Sul suo corpo, infatti, sono state inferte ben 18 coltellate con intensità diversa e da due coltelli differenti: “La ferita alla spalla sinistra è stata inferta con margini netti e profondi e vibrata con una forza maggiore. Quella all”addome, invece, è stata procurata con un coltello più piccolo che è andato meno in profondità”. Ad esse si aggiungono i colpi sferrati alla testa, probabilmente dati con una spranga di ferro, che le hanno procurato delle fratture craniche ed infine il colpo per finirla che le ha tagliato la gola. Stesso colpo mortale per Paola Galli, madre di Raffaella, sgozzata con l’intento di ucciderla. Diversa, invece, la dinamica per l’ultima vittima Valeria Cherubini sul cui cadavere sono state ritrovate “ferite da difesa sono più numerose, segno che c”è stata una colluttazione prolungata con una persona armata di coltello”. Un combattimento tra la vittima e altre due persone che l’hanno prima accoltellata e poi colpita alla testa e alla schiena. Dopo il medico legale ha deposto anche l’ingegnere Massimo Bardazza, incaricato di ricostruire la dinamica dell’incendio doloso appiccato nell’abitazione di via Diaz la sera dell’omicidio. Il perito ha riferito che l’incendio sia stato appiccato con l’aiuto di un liquido infiammabile utilizzato nei campeggi o per accendere i camini. Questo liquido non fu menzionato, però, da Olindo Romano e Rosa Bazzi durante il loro interrogatorio che avevano solamente parlato di aver incendiato alcuni libri con un accendino. Restano solo i due coniugi gli unici indagati per questo massacro che erano presenti anche oggi in aula totalmente impassibili al racconto dei testimoni. Proprio di loro parla nella lettera, inviata tramite il suo avvocato, Azouz Marzouk che ha scritto: “Mia moglie e il mio angelo mi mancano tanto, tanto da non poter sopportare di sentire come sono stati ammazzati. Non si uccide così neanche in Turchia. Loro stanno prendendo in giro tutti: gente, giudici e avvocati. Non rideranno più perché per loro è finita. Non si vedranno più per tutta la vita e vivranno nella peggiore delle situazioni la loro solitudine”. Il tunisino, padre e marito di due vittime, è rimasto molto sconcertato dal fatto che Olindo e Rosa, rinchiusi nella gabbia del tribunale di Como, si scambiassero effusioni e ridessero durante le prima due udienze del processo.

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