Caserta

L”Udeur sospende il consigliere regionale Caputo

Nicola CaputoCASERTA. Dopo la loro decisione di continuare a dare sostegno alla giunta Bassolino, l’Udeur ha espulso i consiglieri regionali Nicola Caputo, Vittorio Insigne e Giuseppe Maisto.

“Proprio nel momento in cui è necessaria la massima coesione del partito – spiega il segretario regionale Antonio Fantiniabbiamo assistito a dichiarazioni che hanno leso la dignità dei Popolari Udeur e in netto contrasto con il progetto politico del partito”. Espulso anche il capogruppo al consiglio comunale di Napoli e segretario cittadino, Diego Venanzoni, anch’egli dichiaratosi contrario alla rottura dell’alleanza con il centrosinistra. “Siamo stati espulsi per aver posto un problema politico, per aver chiesto di discutere”, commenta Giuseppe Maisto. In consiglio regionale, quindi, l’Udeur passa da sette a quattro consiglieri, di cui due – Nicola Ferraro e Fernando Errico, sono coinvolti nell’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere, il primo ha l’obbligo di dimora, l’altro è ai domiciliari. Inchiesta che vede indagati anche il presidente del consiglio regionale e moglie dell’ex ministro Clemente Mastella, Sandra Lonardo, e i due assessori regionali uderrini Luigi Nocera e Andrea Abbamonte. I tre consiglieri “dissidenti” terranno venerdì una conferenza stampa. Voci di corridoio parlano di una loro scelta di passare nel centrodestra, cosa che avrebbe indotto l’Udeur ad anticipare la loro espulsione dal partito prima del consiglio nazionale che il Campanile ha in programma sabato ad Arpaise, nel beneventano.

Dura la replica di Caputo: “Un fatto assurdo, che, se non fosse comico, dovremmo definire paradossale. Solo in questo modo può essere commentato l’atto monocratico del segretario regionale Antonio Fantini”. “Sulla base della nostra presa di posizione – prosegue Caputo – che voleva esprimere senso di responsabilità politica e non contrasto nei confronti del partito, è stata decisa l’espulsione dall’Udeur. Intravedo, in questa scelta, la chiara volontà di zittire le voci diverse che, nella dialettica interna di un partito, costituiscono occasione di dialogo e crescita. Credo davvero che Fantini, in questa fase, avrebbe dovuto fare i conti con la realtà e dare una risposta al malcontento creato da una gestione unilaterale che non teneva nella dovuta considerazione le anime del partito. Oggi, possiamo davvero sentirci liberi dal peso di dire sempre si. Non vogliamo essere yes men. Vogliamo solo ricoprire il nostro ruolo di consiglieri con la dignità e la passione che ci appartengono. Così come Mastella, tra il governo e la famiglia ha scelto la famiglia, noi, tra un partito che non è un partito, e la politica, scegliamo la politica!”.

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