Italia

Rifiuti in Campania, il commento di Legambiente

Rifiuti in stradaNAPOLI. “Finalmente un piano del governo per ripulire le strade campane dall’immondizia: meglio tardi che mai. L’esportazione dei rifiuti fuori Regione è la soluzione immediata e inevitabile, ma non deve durare più di qualche settimana”.

Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, e Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, commentano il piano predisposto dal governo Prodi per far fronte all’emergenza rifiuti in Campania. Secondo Legambiente, anche il conferimento in discarica previsto dal piano anti-emergenza è necessario, “ma tra i siti indicati dal premier – sottolineano Cogliati Dezza e Buonomo – l’unico immediatamente utilizzabile è soltanto quello di Serre, dove già da qualche mese vengono conferiti i rifiuti da tutta la regione e che non può far fronte da sola alla necessità di smaltire quanto è in strada. La discarica di Terzigno, infatti, può smaltire solo la frazione organica stabilizzata che esce dagli impianti di cdr, mentre i siti di Savignano Irpino e Sant’Arcangelo Trimonte devono ancora essere completamente attrezzati”. Decisamente negativo il giudizio di Legambiente sul resto del piano del governo. “Prevedere tre forni – dicono Cogliati Dezza e Buonomo – è un vero e proprio regalo al partito degli inceneritori: nella migliore delle ipotesi, tra progettazione, localizzazione, autorizzazione, costruzione e collaudo, non andrà a regime prima di 5 anni. Decisamente fuori tempo massimo per risolvere l’emergenza, che potrebbe invece rientrare in tempi di gran lunga più brevi puntando sulla raccolta differenziata porta a porta – che alleggerirebbe il carico anche sugli impianti di cdr e quindi sull’intero ciclo – e il riciclaggio. Ma il governo dimentica il capitolo del compostaggio”. Per Legambiente è infatti necessario che il piano straordinario preveda anche la realizzazione di almeno dieci impianti di compostaggio entro la fine dell’anno. Solo così si potrà finalizzare la raccolta differenziata della frazione umida, che tutte le amministrazioni dovrebbero praticare, come i 145 comuni “ricicloni” campani che già la fanno e sono costretti a esportare l’umido addirittura in Sicilia con costi di trasporto di circa 5 milioni di euro l’anno.

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