Italia

Il Papa chiede di più e bacchetta Veltroni

Veltroni-Benedetto XVIROMA. Quello che è giunto a Veltroni direttamente dalla bocca del Papa è stato un attacco durissimo e inaspettato.

Benedetto XVI, infatti, ha colpito il sindaco di Roma proprio nel punto più delicato della sua immagine, criticando il degrado delle periferie, l’aumento della povertà, la cattiva sanità pubblica e gli attacchi alla sacralità della famiglia fondata sul matrimonio. A sorprendere ancor più “negativamente” è stato il riferimento esplicito fatto dal Papa “al finanziamento da parte di istituzioni pubbliche e laiche alle strutture private sanitarie”.

L’affondo è avvenuto pochi giorni fa, nel corso dell’udienza in Vaticano per gli auguri di inizio anno, alla presenza di Veltroni, della Giunta comunale, del presidente della Regione e del presidente della Provincia. Sia chiaro: è ovviamente giusto e legittimo che il Papa, in quanto vescovo di Roma, si occupi di ciò che accade nella città, ma analizzando meglio e nello specifico le “reprimende” del Sommo Pontefice all’amministrazione capitolina, scopriamo che gli apparenti moniti hanno il sapore e il valore di autentici “diktat”. Riferendosi alla Giunta comunale romana, ma per estensione a tutti gli enti locali italiani, il Papa ha detto che non si devono assecondare ‘attacchi contro la famiglia’. Se intendeva riferirsi ai “Registri delle coppie di fatto” che vengono ormai istituiti in un numero sempre crescente di città, bisogna ricordare a Sua Santità che questa istituzione non ha affatto l’obbiettivo di danneggiare le famiglie, ma al contrario, di garantire diritti a quelle coppie che vivono al di fuori del matrimonio. E bisogna anche ricordare che se, recentemente, a Roma non è stato possibile istituire il “Registro delle coppie di fatto”, ciò è avvenuto solo perché in Campidoglio c’è stata l’opposizione del sindaco Veltroni e del Partito Democratico, d’accordo con le destre, a seguito di un’inspiegabile ed istituzionalmente scorretta promessa fatta dallo stesso Veltroni al Cardinal Tarcisio Bertone.

Secondo il leader della Chiesa cattolica le amministrazioni locali dovrebbero sostenere soltanto la famiglia tradizionale, quella cioè composta da un uomo e una donna, escludendo dalle politiche di “welfare” tutti gli altri nuclei familiari legati da vincoli “civili” o “affettivi-di fatto” che, nella nostra società, si avviano realisticamente ad essere maggioranza. Il numero dei nuclei conviventi in Italia è infatti cresciuto in maniera esponenziale, per cui è giusto, legittimo e sacrosanto tutelare, con leggi dello Stato, i diritti di chi sceglie di vivere la propria vita di coppia fuori dagli schemi fino ad oggi giudicati “tradizionali”. Tutti i cittadini devono essere uguali davanti allo Stato. Ciò che fonda la validità di un nucleo familiare non è il suo modello strutturale o la sua presunta “naturalità”, ma esclusivamente la qualità delle relazioni tra le persone che lo compongo no. Purtroppo assistiamo per l’ennesima volta ad un’ indebita intromissione nell’autonomia degli enti locali e soprattutto ad una sorta di veto ai “Registri per le unioni di fatto”. L’invito del Papa è, pertanto, costituzionalmente inaccettabile perché l’autonomia amministrativa degli enti locali deve essere rivolta ai bisogni e ai diritti di tutti i cittadini, qualunque sia il nucleo familiare di convivenza ed a prescindere dal privato orientamento sessuale. Infatti, molte amministrazioni italiane hanno già attuato politiche di sostegno a tutte le famiglie sia tradizionali che “affettive-di fatto”.

Per quanto concerne, invece, il degrado delle periferie e l’aumento della povertà a Roma, il Papa con le sue parole non ha fatto altro che dare eco alla voce di molti cittadini della Capitale che nei bar, in metropolitana, nei vari quartieri ogni giorno sostengono le stesse osservazioni nel silenzio generale. Comuni cittadini, che vivono del loro lavoro e pagano regolarmente le tasse, che avrebbero più diritto di altri di lamentarsi, e nonostante questo non mancano mai di dare il loro contributo quotidiano per migliorare Roma. Stupisce però che alcune critiche giungano da istituzioni come la Chiesa cattolica che, proprio dalle pubbliche casse comunali, ha attinto immani risorse che hanno migliorato i propri bilanci ma impoverito la città. Basti ricordare gli esagerati interventi per il Giubileo dell’Anno Santo. Le istituzioni pubbliche, pur dovendo rispettare ogni forma privata, dalla sanità alla scuola, debbono privilegiare le strutture pubbliche. La priorità non è finanziare le strutture cattoliche. Tra l’altro non si vede cosa abbia da lamentarsi il Vaticano visto che i dati attualmente indicano che la quasi totalità dei finanziamenti pubblici di Roma e Lazio per i servizi sociali, sono devoluti ad organizzazioni cattoliche o direttamente alla Chiesa.

Forse è giunto il momento d’interrogarsi su come vengono utilizzati i fondi dati alla Caritas, valutando la loro reale capacità ed efficacia a sconfiggere i mali di Roma. E stupisce ancor più non sentire nessuna ‘pontificia’ parola su quanto abbiano contribuito a “migliorare Roma” (!?) le esenzioni dell’ICI sugli stabili commerciali della Chiesa. Insomma, al Papa non è bastato cadere sulla laicità una prima volta, con la recente bocciatura in Consiglio comunale a Roma del “Registro delle unioni civili”. Ed a questo punto dobbiamo pensare che il criterio dell’arrendevolezza e delle concessioni dei laici, o presunti tali, porti la gerarchia vaticana a chiedere sempre di più in materia di etica, di privilegi economici e di negazione di diritti civili e libertà individuali.

E’ fuor di dubbio ormai che la sfera pubblica e le scelte soggettive in Italia siano sotto il continuo attacco dell’ingerenza religiosa, mentre il progressivo arretramento della politica e il suo asservimento ai “diktat” ecclesiastici si trasformano in un nuovo attacco alla laicità dello Stato e soprattutto all’autodeterminazione delle donne; attacchi che favoriscono quell’ arretratezza culturale che poi si rispecchia, solo per esempio, nel moltiplicarsi degli atti di violenza nei confronti del sesso debole e degli omosessuali. Per tal motivo non bisogna mai stancarsi di ricordare e ribadire al Vaticano che le leggi civili nei paesi democratici esistono per garantire i diritti di tutti i cittadini, senza distinzione di credo e stili di vita, e non hanno nulla a che fare con qualsiasi morale o dogma religiosi.

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