Italia

Guardia giurata uccisa, rabbia dei sindacati

Il furgone portavalori preso dGROSSETO. Si terranno oggi, a Ravi, i funerali di Raffaele Baldanzi, la guardia giurata uccisa lunedì pomeriggio, a Massa Marittima, durante l’assalto ad un furgone portavalori.

Ieri l’autopsia effettuata sul corpo del 42enne ha confermato che ad ucciderlo è stato un proiettile che gli ha trapassato il torace. Secondo il racconto di Fabrizio Masini, 44 anni, l’altra guardia giurata che era a bordo del furgone con Baldanzi, rimasta ferito lievemente, il commando armato si avvicinato al portavalori ed ha aperto il fuoco con fucili kalashnikov, esplodendo centinaia di colpi. L’esatta dinamica resta comunque ancora da accertare, gli inquirenti sono in attesa di tutti i riscontri dell’esame autoptico. Sembra, secondo le prime ricostruzioni, che il commando fosse composto da 4 – 5 persone, di probabile origine dei paesi dell’Est o sarda. Masini sarebbe scampato alla morte perché svenuto e creduto morto dai rapinatori. Di quest’ultimi, finora, nessuna traccia. Il bottino sottratto al portavalori ammonterebbe a 200-300 mila euro.

Intanto, esplode la rabbia dei sindacati. Marco Fusco, segretario del Sindacato Nazionale Guardie Giurate, – dopo la lettera inviata “a caldo” al ministro degli Interni, Giuliano Amato, accusando quest’ultimo e il governo Prodi di non tutelare con nuove normative la categoria – oggi riscrive al titolare del Viminale e all’onorevole Alessandra Mussolini, comunicando alcuni dati in suo possesso sugli assalti portavalori avvenuti negli ultimi cinque anni. “Dal primo gennaio 2002 – scrive Fusco – fino al giorno 7 gennaio 2008 gli assalti a portavalori, avvenuti su tutto il territorio nazionale, hanno raggiunto quota 220. Un dato sconcertante che lascia senza parole. Negli ultimi dieci anni, poi, le guardie particolari giurate decedute in assalti a portavalori hanno raggiunto quota 38”. Una situazione inaccettabile per i sindacati, che puntano il dito contro “leggi lassiste ed incapaci di tutelare i lavoratori della vigilanza privata”. “Le condizioni di lavoro – continua Fusco – non sono delle migliori e i turni di lavoro, in alcuni casi, sono anche di 14-16 ore. Le leggi ci sono ma le periferiche degli Enti preposti al controllo non funzionano”.

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