Campania

Rifiuti, Bove (Rc): “Basta tirare a campare”

Giosuè BoveNAPOLI. Credo che vadano apprezzate le parole pronunciate da Prodi in merito alla emergenza rifiuti in Campania. C”è bisogno di responsabilità e di fermezza, ma soprattutto c”è bisogno di condivisione, pazienza e costanza: i problemi si risolvono se si lavora insieme, rispettandosi reciprocamente.

IL COMMISSARIAMENTO

In questo senso sarebbe stato preferibile superare subito la gestione straordinaria: il commissariamento è una modalità che può andare bene per un breve periodo, non per 14 anni. E comunque non ha portato soluzioni. Anzi, secondo la commissione bicamerale di inchiesta sulla Campania presieduta da Barbieri, l”emergenza rifiuti in Campania è stata alimentata da una gestione straordinaria anomala, costata fiumi di danaro, che ha dato origine a fenomeni di corruzione e di collusione con la camorra. Il commissariamento, insomma, secondo l”organismo parlamentare, ha costituito non “una soluzione inefficace”, ma il problema stesso, e “ha trasformato l”emergenza in dramma”. Queste le conclusioni finali all”unanimità di una inchiesta che di fatto mette sotto accusa il sistema di potere politico regionale che direttamente e indirettamente ha determinato lo stato di cose. Per questo sarebbe stato molto meglio se il Governo avesse scelto la strada del superamento hic et nunc del commissariamento, sebbene lo spacchettamento e la riduzione a 11 mesi indichino questa volta la volontà di chiudere per davvero l”era della gestione straordinaria.

BASTA “TIRARE A CAMPARE”

D”altro canto, se si vuole lavorare ad una soluzione definitiva del problema rifiuti in Campania, – e questo l”obiettivo dichiarato da Prodi – bisogna andare nella direzione opposta di quella seguita finora dal Commissariamento, cioè del “tirare a campare” in attesa dell”accensione del termovalorizzatore. E” ormai fin troppo chiaro che, al di là delle strutture e dell”impiantistica finale, il problema si risolve in via strutturale solo se si fa la raccolta differenziata. Senza polemica, ma con fermezza bisognerà pur dire al Governatore che, seppure sia comprensibile la difesa delle proprie posizioni e delle proprie convinzioni, oltre che della propria struttura di potere, di fronte all”evidenza di milioni di eco-balle che nessun termovalorizzatore può bruciare non è possibile continuare a sostenere che il problema sia stato determinato dalla mancata realizzazione di termovalorizzatori. Cosa avrebbero bruciato, se le ecoballe sono piene di acqua? Qualsiasi sia l”impiantistica finale, il ciclo non funziona se non c”è prima la raccolta differenziata. Inoltre il sistema in Campania è aggravato dalla scelta di fare impianti enormi con bacini di utenza regionali o interegionali, con la conseguenza di aggravare gli impatti ambientali e sociali con i lunghi viaggi che il sacchetto compie: decine a volte centinaia di Km per raggiungere gli impianti di CDR, di lì altre decine o centinaia di Km alle aree di stoccaggio e poi, quando questo sarò pronto, altre decine o centinaia di km per arrivare all”inceneritore. E i trasporti in Campania sono controllati in gran parte della camorra.

UN PERCORSO PER UNA SOLUZIONE DEFINITIVA

In ogni caso oggi tutti, ma proprio tutti, ammettono che per risolvere definitivamente il problema è necessaria la raccolta differenziata, per ridurre gli aggregati finali da smaltire al 30-35% dei volumi prodotti, e soprattutto eliminando l”umido, che è il fattore di degenerazione e dell”inquinamento maggiore nei rifiuti solidi urbani. E per raggiungere questo obiettivo condiviso è, in ordine cronologico, necessario subito liberare le strade, avviare d”imperio, in tempi strettissimi, in pochi giorni, la raccolta differenziata straordinaria, incentivando i comuni a rendere stabile l”attività e penalizzando quelli che si rendono inadempienti, provincializzare il ciclo, mantenendo per una prima fase una specificità per l”area metropolitana di Napoli e, last but not least, agire normativamente per ridurre a monte la produzione di rifiuti.

LIBERARE LE STRADE

Per liberare le strade subito bisogna trasferire i rifiuti da qualche altra parte. La soluzione di riaprire le vecchie discariche è socialmente ingiusta, difficilmente applicabile, estremamente onerosa. Sarebbe preferibile fornire ad ogni comune (e ad ogni circoscrizione) scarrabili in numero sufficiente e trasferire i rifiuti giacenti in questi contenitori anche sovrapponibili, da posizionare in siti temporanei “coperti” sotto tettoie o capannoni industriali in disuso, comunque in zone non urbane e non agricole, con semplici impianti di captazione del percolato. Destinazione finale: impianti fuori regione o fuori nazione in grado di trattare il rifiuto tal quale.

RACCOLTA DIFFERENZIATA SUBITO

In cambio di questo alleggerimento bisognerebbe pretendere l”immediato avvio della differenziata in tutti i comuni campani. Non è possibile più tergiversare o inventarsi scuse: è necessario agire d”imperio, soprattutto nelle grandi città, mobilitando le strutture preposte, ma anche la protezione civile e i volontari, in una grande opera di raccolta differenziata straordinaria chiamando alla mobilitazione generale la cittadinanza che vuole scrollarsi di dosso questa vergogna civile che portiamo addosso da 14 anni come una croce. Bisogna poi incentivare – con finanziamenti regionali e nazionali, tutti i Comuni che stabilizzano l”attività, integrare i progetti con quelli di valorizzazione delle risorse umane disponibili, trasformare questa tragica difficoltà in una opportunità di riscatto di civiltà, di sviluppo e di economia dal basso. E, di contro, bisogna penalizzare i comuni che si rendono inadempienti, come previsto dalla Ronchi, fino allo scioglimento dei consigli comunali.

PROVINCIALIZZAZIONE SOLIDALE

E” necessario responsabilizzare anche le province, che devono avere poteri e risorse per accompagnare i Comuni alla organizzazione della raccolta con metodi efficaci e idonei per raggiungere gli obiettivi di legge in tempi ristretti (porta a porta, almeno secco-umido) e alla realizzazione (non in zona agricola o urbana) di strutture coperte comunali o intercomunali di trasferenza per l”umido e per il secco indifferenziato. Le provincie devono altresì poter sviluppare la rete e le relazioni con i riciclatori ed offrire ai Comuni assistenza per la definizione dei rapporti per il ritiro dei materiali differenziati. E devono, naturalmente, realizzare impianti di compostaggio e le discariche o gli impianti per la chiusura del ciclo, da situarsi sempre fuori dalle aree urbane e agricole. Per quanto riguarda il compostaggio si potrebbero utilizzare subito i capannoni degli impianti di CDR, che possono essere facilmente riconvertiti: allo stato attuale, infatti, gli impianti di CDR è meglio fermarli, in quanto non fanno altro che trasformare i rifiuti in balle che nessun termovalorizzatore potrà bruciare e in frazione organica inquinata che va per forza in discarica, non eliminando nemmeno un Kg di rifiuti. Il processo di provincializzazione, ancora, deve tener conto per una fase iniziale e temporalmente definita, della necessità di accompagnare la fuoriuscita dall”emergenza dell”area metropolitana: dunque una provincializzazione solidale, accompagnata dal Governo, che trovi le forme convenzionali per sostenere un sforzo autentico di superamento dell”attuale situazione di degrado.

RIDUZIONE DEI RIFIUTI A MONTE

Infine: ci vuole una legge regionale subito per la tassazione degli imballi, che incentivi il “vuoto a rendere” e penalizzi “l”usa e getta”. L”effetto si vedrà a medio termine, ma è un”asse strategica fondamentale. Circa il 40% dei rifiuti è infati costituito da imballi, e la gran parte di essi è inutile o comunque sostituibile. Spillare l”acqua, i detersivi, i saponi liquidi (come già fanno diverse grandi distribuzioni) oppure tornare al “vuoto a rendere” dell”acqua, del latte, della birra. D”altra parte non è possibile affrontare il tema specifico dei rifiuti in Campania senza mettere a tema la questione del modello di consumo e della crisi di civiltà che attraversa la Campania e tutto il Mezzogiorno, frontiere avanzate di una modernizzazione neo-liberista e di una egemonia totale del capitale e del suo agire totalizzante. In altri termini se non si comincia a mettere in discussione i modelli dominanti di consumo e di vita della nostra epoca.

GIOSUE” BOVE
(segretario provinciale Rifondazione Comunista – Caserta)

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