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Pakistan, Benazir Bhutto uccisa da un kamikaze di Al Qaeda

Benazir BhuttoPAKISTAN. La leader dell’opposizione pakistana ed ex premier, Benazir Bhutto, è morta in un attacco kamikaze compiuto durante un comizio oggi a Rawalpindi, alle porte di Islamabad. Inutile il ricovero in ospedale. L’omicidio è stato rivendicato da Al Qaeda.

54 anni, la Bhutto doveva sfidare la Lega dei musulmani del presidente Pervez Musharraf alle elezioni politiche in programma l’8 gennaio. Secondo le ricostruzioni della polizia locale, l’attentatore suicida ha aperto il fuoco contro la donna mentre questa stava lasciando in auto il comizio in un parco, poi si è fatto esplodere. Non è ancora chiaro se l’ex premier sia stata ferita dall’esplosione o dai colpi sparati poco prima dal kamikaze. Così come non è chiaro ancora il numero di morti e feriti. Alcuni testimoni parlano di una trentina di vittime e altrettante persone ferite, tra cui il portavoce del partito Sherry Rehman. La Bhutto, dopo otto anni di esilio, era ritornata ad ottobre in Pakistan e messa ai domiciliari su ordine del presidente Musharraf. Lo scorso 18 ottobre era già scampata ad un attentato durante i festeggiamenti a Karaci, in cui erano morti circa 150 suoi sostenitori.

Nata il 21 giugno 1953, di famiglia benestante, suo padre, Zulfikar Ali Bhutto, fondò il Partito del Popolo Pakistano (PPP) e fu presidente e primo ministro del Pakistan dal 1971 al 1977. Laureatasi in politica ad Harvard e a Oxford, Bhutto tornò in Pakistan nel 1977, poco prima che i militari salissero al potere destituendo il padre. Quest’ultimo venne ucciso nel 1979, durante il governo del generale Mohammad Zia-ul-Haq, e fu lei ad ereditare la leadership del Ppp. Nel 1988 venne eletta primo ministro ma fu destituita nel 1990 con l’accusa di corruzione. Nel 1993 tornò al potere ma dopo sei anni, nel 1999, assieme al marito Asif Ali Zardari fu condannata a cinque anni di carcere e multata per 8,6 milioni di dollari con l’accusa di aver preso tangenti da una compagnia svizzera ingaggiata per combattere le frodi alla dogana. Bhutto, che aveva nominato il marito ministro per gli investimenti durante il suo governo dal 1993 al 1996, era all’estero al momento della condanna e non fece più ritorno in Pakistan. Intanto, una Corte Suprema rovesciò la sentenza, giudicandola non imparziale. Era ritornata nel suo paese nell’ottobre 2007 dopo che Musharraf le aveva garantito protezione rispetto ai vecchi procedimenti a suo carico. Al suo ritorno, un attentatore suicida si fece saltare in aria uccidendo decine e decine di suoi sostenitori e membri della scorsa. Si era candidata alle presidenziali del gennaio 2008.

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