Italia

La moglie di Dini condannata per bancarotta

Donatella Pasquali Zingone, moglie di Lamberto DiniROMA. Donatella Pasquali Zingone, moglie del senatore ed ex presidente del Consiglio Lamberto Dini, è stata condannata per bancarotta fraudolenta a due anni e quattro mesi di reclusione e all’interdizione dalla gestione di cariche societarie per dieci anni.

Lamberto Dini con la moglie Donatella Pasquali ZingoneEntrambe le condanne, però, non saranno scontate dalla Zingone poiché quella al carcere è stata condonata per effetto dell’indulto, mentre la seconda pena è stata sospesa condizionalmente. Pena identica, anch’essa condonata, per Italo Mari, un ex collaboratore di Zingone accusato di bancarotta preferenziale, reato per il quale la moglie di Dini è stata invece assolta, così come lo stesso Mari. La decisione, inflitta dalla decima sezione penale del tribunale di Roma (presidente Luigi Fiasconaro), riguarda il fallimento della società “Sidema”, coinvolta nel marzo 2002 in un crack da 40 miliardi delle vecchie lire.

La “Sidema” era la capofila del comparto italiano del “Gruppo Zeta”, una holding con testa in Costarica e braccia in Italia, di cui la Zingone è sempre stata ritenuta amministratrice di fatto. La sentenza ritiene Zingone e Mari colpevoli di concorso in bancarotta fraudolenta con falso in bilancio in relazione alla rivalutazione ingiustificata del valore di alcuni terreni non edificabili a Roma, a ridosso del Tevere, nella zona di Castelnuovo di Porto. Il piano regolatore, infatti, era privo del piano attuativo e vi era il divieto assoluto di costruzione per un concreto rischio di esondazione del fiume. Una speculazione edilizia non andata a buon fine che ha fatto saltare la società. Il proscioglimento dall’accusa di bancarotta preferenziale, riguardante presunte irregolarità sull’estinzione di un debito della Sidema attraverso una terza società, è stato deciso perché “il fatto non sussiste”. Un altro ex amministratore, Enrico Pozzo, aveva patteggiato la pena a due anni lo scorso novembre. Il pm Paolo Auriemma, della procura di Roma, nel luglio scorso, in sede requisitoria, aveva chiesto la condanna a quattro anni per la moglie di Dini e a tre anni e mezzo per Mari. I legali difensori dei condannati hanno annunciato ricorso in appello.

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