Caserta

Falso e corruzione, bufera su giudici e prefetti

Tribunale di Santa Maria Capua VetereCASERTA. Dalle nomine alle multe stracciate, dalla politica alla gestione di Asl o di comunità montane. Passando attraverso l’amico sindaco o la sentenza giusta, piegando la giustizia amministrativa alle necessità degli amici o dei colleghi di cordata.

Una rete, un patto di mutuo soccorso, che ruota attorno a uomini dell’Udeur e che arriva ai piani alti dello Stato. Sette le richieste di misura interdittiva presentate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere al gip. Sette indagati eccellenti che rispondono, a vario titolo, di corruzione, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio. Nell’elenco dei pm Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano compaiono il presidente del Consiglio di Stato, Paolo Salvatore; il capo della Procura di Foggia, Vincenzo Russo; il prefetto di Benevento, ex prefetto vicario a Caserta, Giuseppe Urbano; tre giudici amministrativi del Tar Campania, Carlo D’Alessandro, Ugo De Maio e Francesco Guerriero; un vigile urbano in servizio ad Alvignano, Luigi Treviso. Ieri pomeriggio, in gran segreto, i primi interrogatori di garanzia (che nel caso di richiesta interdittiva vengono effettuati anticipatamente). Prima è toccata al vigile Treviso, difeso dagli avvocati Carlo Grillo e Vittorio Giaquinto. Per lui l’accusa è di aver annullato il verbale di una contravvenzione, su richiesta dell’allora sindaco di Alvignano (Domenico Bove, dell’Udeur, arrestato nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto anche l’ex direttore generale della Provincia di Caserta, Anthony Acconcia) e in favore di Carlo Camilleri, consuocero del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Dopo è toccata a Giuseppe Urbano, casertano, da un paio di anni a capo dell’Ufficio di Governo a Benevento. Indagato per falso ideologico, assistito dagli avvocati Giuseppe Fusco e Vittorio Giaquinto, ha spiegato al gip Francesco Chiaromonte l’iter che, nel marzo scorso, portò all’elezione del presidente della comunità montana del Taburno. Elezione sulla cui regolarità il prefetto ha espresso, a distanza di pochi mesi e sulla scorta di una sentenza del Tar di Salerno, due differenti pareri. Ma sono gli interrogatori di oggi quelli più attesi e più delicati. Nel pomeriggio, al secondo piano del Palazzo di Giustizia, compariranno il presidente del Consiglio di Stato, i tre giudici amministrativi e il procuratore di Foggia. Delle accuse a loro carico si sa, al momento, ben poco. Cioè, solo i reati per i quali sono indagati: De Maio, D’Alessandro e Guerriero di rivelazione di segreto d’ufficio (De Mario anche di tentato abuso d’ufficio); il presidente Salvatore e il procuratore Russo di rivelazione di segreto d’ufficio (il primo), abuso d’ufficio e corruzione in atti giudiziari. Paolo Salvatore, iripino di nascita, presidente aggiunto del Consiglio di Stato, è stato nominato ai vertici di Palazzo Spada il 26 ottobre. Fu lui, il 17 aprile scorso, a presiedere il collegio che diede il via libera alla nomina di Vincenzo Russo a capo della Procura di Foggia. Nomina che risale al marzo del 2005 e che fu impugnata da Giovanni Colangelo, procuratore aggiunto a Bari, che contestò i criteri di scelta adottati dal Csm. Vincenzo Russo, napoletano, ex pm ed ex giudice istruttore a Napoli (si occupò, tra l’altro, di quell’anticipo di tangentopoli che portò all’arresto per corruzione dell’assessore regionale Armando De Rosa), dopo un periodo trascorso al Secit era rientrato in sede nel 2004, andando a presiedere la III sezione penale del Tribunale. Nel marzo dello scorso anno era stato oggetto, assieme al pm Giuseppe Gatti, di un progetto di attentato.

Appalti, nomine e favori: un filo rosso porta all’Udeur

Le prime avvisaglie dell’inchiesta in corso – in realtà quasi conclusa – poco più di un mese fa, con la notifica di un invito a comparire al governatore della Campania, Antonio Bassolino. E quasi in contemporanea, gli interrogatori di persone informate sui fatti e i sequestri di atti, delibere, verbali di gara: una pratica all’ufficio urbanistico di Cerreto Sannita, un’altra a quello di Matera, un’altra ancora a Salerno, l’ultima all’azienda ospedaliera di Caserta, quella relativa alla costruzione del nuovo padiglione di medicina, appaltato dall’azienda ospedaliera di Caserta due anni fa. Il filo conduttore è fornito da un nome: Carlo Camilleri, ingegnere di Benevento, presidente dell’Autorità di bacino del Sele, consuocero del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Quegli atti amministrativi, preliminari all’affidamento dei lavori di bonifica di alvei fluviali o di realizzazione di opere edili, sono finiti nel fascicolo dei pm di Santa Maria Capua Vetere Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano. Un’inchiesta, coordinata dallo stesso procuratore Mariano Maffei, nel quale sarebbero indagate a vario titolo una quindicina di persone e che è giunta alle battute finali. Tutte le pratiche acquisite o sequestrate presenterebbero alcune anomalie tecniche, come il doppio parere fornito dal prefetto di Benevento sulla nomina della commissione che doveva eleggere il presidente della comunità montana del Taburno. O come l’annullamento della gara per la costruzione del padiglione di medicina a Caserta: appalto già aggiudicato durante la gestione Alfano ma lo scorso anno la direzione generale destinò i fondi, già stanziati, alla ristrutturazione di altri reparti; la costruzione del padiglione nuovo saltò e con essa la gara alla quale lo studio Camilleri aveva partecipato, risultando quarto ma con ottime possibilità di eseguire quei lavoro in virtù della rinuncia degli altri concorrenti. Un’altra istruttoria anomala sarebbe quella che aveva portato, un anno fa, alla nomina di Gino Abbate ai vertici del consorzio Asi di Benevento. Nomina, decisa attraverso un’ordinanza presidenziale, che al momento ha prodotto l’avviso di garanzia a Bassolino, indagato per abuso d’ufficio. Quel posto, secondo la tesi sostenuta dal presidente uscente del consorzio, era stato creato ad arte dal nulla, commissariando l’ente e poi affidandolo non più, come concordato in sede politica, a un esponente diessino ma a un uomo dell’Udeur, che del partito di Mastella era stato anche segretario cittadino a Benevento. Lo scenario che si intravede attraverso i pochi atti noti dell’inchiesta racconta di interferenze, pressioni, scambi di favori. Quella delineata dagli investigatori appare come una sorta di rete di mutua assistenza – gestita o amministrata da uomini dell’Udeur anche di primo piano in campo regionale – nella quale trovano posto magistrati amministrativi, politici e imprenditori. A beneficiarne, gli amici di cordata, i costruttori di area, gli amministratori di enti locali o di emanazione regionale ai quali, secondo l’ipotesi d’accusa, sarebbe stato riservato un canale privilegiato perché pratiche e nomine potessero seguire un iter di favore. Centrale appare, in questa parte dell’inchiesta, il ruolo dei giudizi amministrativi, arbitri di buona parte delle decisioni degli enti locali. Ma non è ancora chiaro come e chi avrebbero favorito, non fosse altro che con una anticipazione dell’esito del ricorso (come pare suggerire l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio). Ciò che appare certo, comunque, è che lo scenario disegnato dai capi d’accusa contestati ai sette destinatari della richiesta d’interdizione è ancora incompleto. E che non siano questi i principali indagati.

da Il Mattino, sabato 15.12.07 (di Rosaria Capacchione)

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