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Pakistan, attentato a ministro e domiciliari all”ex premier

Benazir BhuttoPAKISTAN. Dopo gli oltre mille oppositori fatti arrestate dal presidente Pervez Musharraf altri episodi fanno salire la tensione in Pakistan. Due sono i morti provocati dall’esplosione di una bomba dinanzi all’abitazione del ministro degli Affari politici Amir Muqam, rimasto illeso, nella città nordoccidentale di Peshawar.

Le vittime sono poliziotti, mentre cinque i feriti, tra cui il fratello del ministro. Stamani, inoltre, la polizia pakistana ha messo agli arresti domiciliari la leader dell’opposizione ed ex premier Benazir Bhutto. Scopo, quello di evitare che la donna organizzi la prima protesta pubblica contro la decisione di Musharraf di sospendere la Costituzione e dichiarare lo stato di emergenza. L’abitazione dell’ex premier è circondata da decine di agenti. Un provvedimento dichiarato “temporaneo” e “a scopo di protezione” dal governo. Lo scorso 18 ottobre, il corteo che salutava il ritorno di Benazir Bhutto in Pakistan fu colpito da un attacco suicida che causò 139 morti. Il comizio dell’opposizione era in programma alle 13 locali, le 9 di stamani in Italia, ma è stato vietato in virtù dello stato di emergenza. Ciò nonostante, la Bhutto, alle 13, ha tentato di uscire di casa ma è stata bloccata dai poliziotti. “Lasciatemi passare, mio padre ha sacrificato la sua vita per voi e per questo Paese”, ha detto. “Mi hanno posto agli arresti – ha poi aggiunto più tardi – ma il mio Partito Popolare del Pakistan continuerà a battersi per la democrazia e la legalità. Non vi è nessun processo politico, questa è una farsa”.

Musharraf Da circa dieci giorni il presidente Musharraf ha sospeso la Costituzione e dichiarato lo stato di emergenza dopo l’intensificarsi delle azioni dei militanti islamici nel Paese. Molti, tra cittadini pakistani e diplomatici stranieri, ritengono invece che il presidente abbia invece agito per evitare che la Corte Suprema invalidasse la sua rielezione sancita dal voto parlamentare del 6 ottobre, quand’era ancora a capo dell’esercito. Il principale indizio che porta a tale considerazione è la decisione di Musharraf di estromettere dalla stessa Corte i giudici che gli remavano contro, a cominciare dal presidente Iftikhar Chaudhry, sospeso otto mesi fa per essere poi reintegrato a luglio, oggi licenziato per essersi rifiutato di giurare dopo la sospensione della Costituzione. Messo il bavaglio anche all’informazione locale con un’apposita legge che proibisce ai mezzi mediatici di esprimere “ogni tipo di opinione che sia lesiva dell’ideologia o dell’integrità del Pakistan”. Inoltre, il primo ministro Shaukat Aziz ha riferito che le elezioni nazionali, previste per il prossimo gennaio, potrebbero essere riprogrammate a causa dello stato di emergenza proclamato dal presidente. Durante un discorso televisivo, Musharraf ha detto che il Pakistan corre seriamente il rischio di destabilizzazione: “Non posso permettere a questo Paese di suicidarsi”. Un atteggiamento duramente criticato dagli Stati Uniti, che considerano Musharraf un alleato prezioso nella lotta al terrorismo di al Qaeda in Pakistan e nel vicino Afghanistan e che già in precedenza lo avevano invitato a non adottare misure autoritarie. Il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, dopo aver giudicato la decisione di Musharraf “altamente deplorevole”, ora chiede ai partiti politici locali di “mantenere il controllo all’interno di quella che è senz’altro una situazione difficile”.

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