Caserta

Scalera (Verdi): “Un impegno contro la precarietà”

precariCASERTA.Dopo anni di reale freddezza in cui si è continuato a fare confusione tra precarietà e flessibilità e tra opportunità e impoverimento sociale si riaccendono anche a Caserta e nella nostra Provincia i riflettori sulle precarietà. Meglio tardi che mai!

Il fatto è che i nostri ed i vostri i figli corrono il rischio di trovarsi un passo indietro dei genitori, che i padri non ritrovano le loro sicurezze nel futuro e che inseguire bisogni e attese nate nell’altro secolo diventa sempre più difficile se non impossibile, mentre le aree della incertezza e addirittura della poverta’ si consolidano se non addirittura si stanno amplificando. Con il processo di riforma avviato nei primi anni Novanta, gli strumenti di legge hanno ridefinito l’intervento pubblico anche per ciò che attiene il collocamento e i servizi per il lavoro o centro per l’impiego, privilegiando il raggiungimento del risultato piuttosto che il mero adempimento delle procedure amministrative. Ragionare e lavorare per obiettivi anziché per adempimenti ha comportato la necessità di rispondere non più e non solo a specifiche richieste provenienti dai singoli, cittadini o imprese, ma soprattutto ad un sistema complessivo, la società locale, di cui quelle specificità sono parte. Oggi possiamo dire un po’provocatoriamente, che il ‘pubblico’ deve garantire pari opportunità ai cittadini nonostante le leggi, nel senso che soddisfare la legge non è il fine, ma piuttosto il confine entro cui muoversi. Sembra un paradosso, ma a nostro parere questo è stato il limite della pubblica amministrazione nel nostro paese. Questo comporta avere come punto di partenza la realtà sociale di riferimento e non le norme che regolano tali rapporti. Il pensiero e l’incapacità di dover rispondere a un sistema complesso ha condizionato sin dall’inizio il modello organizzativo nei servizi per l’impiego della nostra provincia, mettendo noi allo specchio un progetto diverso a corredo di tutte le realtà territoriali che compongono il ‘sistema lavoro’ locale, gestito dalla Provincia di Caserta.

Nel nuovo millennio occorrono idee e prassi sociale capaci di fare crescere diritti e benessere, inclusione sociale e opportunità di promozione individuale e collettiva, e serve a poco continuare a parlare di precarietà e di precari senza porre rimedio e aiuto mettendo in campo azioni, risorse e servizi, per sostenere le attese per una buona e migliore vita con nuove certezze, diritti, opportunità. Occorrono anche personalità, (no pacchi raccomandati) in grado di reggere le sfide e cogliere le opportunità che maturano nei nuovi contesti. Ma per uscire dalla cattiva precarietà e sostenere la buona flessibilità non esistono ricette facili, le prediche e le utopie servono veramente a poco e sono urgenti invece risposte “qui e ora”. “Se vogliamo una società democratica, aperta e coesa, capace di garantire aggregazione e inclusione sociale, occorre che la condanna della precarietà sia superata con il premio delle opportunità garantite a chi ne ha bisogno e merito. Proprio perché aspiriamo a costruire una società integra, aperta e democratica, capace di garantire coesione e inclusione sociale secondo il miglior modello europeo dell’economia sociale, occorre che la precarietà non sia una condanna (quasi sempre concentrata sui giovani, le donne, le quote sociali più deboli). Ma per far questo occorre mettere in campo opportunità che possano fare la differenza proprio per questi condannati alla precarietà (parliamo di quelli con scarse probabilità di uscirne, a partire dalla popolazione avvolta nelle ampie aree del lavoro nero e grigio, e dalla popolazione attanagliata da quei bisogni primari la cui non disponibilità non consente una effettiva cittadinanza e liberta’ di scelta, ma anche di quella parte della popolazione che non riesce a promuoversi sul mercato del lavoro per le attese e gli studi realizzati)”.

Caserta e la Sua Provincia, il suo Presidente e l’Assessore al Lavoro, proprio a partire dalla crescente fragilità e incertezza sociale, dovrebbero candidarsi a realizzare un paese di eccellenza per sperimentare metodi, strumenti ed idee, nuovi servizi e opportunità per la lotta all’esclusione sociale e per la disponibilità di opportunità a favore delle aree sociali che maggiormente sono in difficoltà. Non bisogna soltanto acquistare contenitori e riempirli di bella mobilia, senza offrire strumenti idonei ma fornirli di personale, tecnologia valida e non apezzottata per il loro valido funzionamento. Occorrono per questo coraggio, competenza, onestà e innovazione, e la strada che questa Amministrazione Provinciale ha intrapreso oggi fortunatamente è rivolta ad abbandonare le vecchie strade .

Un primo elemento mi preme di suggerire dovrebbe essere quello costituito dalla necessità di far marciare insieme le politiche dello sviluppo, della istruzione-formazione, le politiche per il lavoro e del lavoro, le politiche di sostegno e assistenza sociale, uscendo dal più tradizionale canone che prima venga lo sviluppo e poi tutte le altre cose magari rovinosamente non poste in sinergia (come se non facessero parte della stessa qualità dello sviluppo, e fossero semplici contenimenti alle contraddizioni che lo stesso sviluppo crea). Il fatto è che se le parabole dello sviluppo non comprendono anche traiettorie di giustizia sociale e di coesione sociale, il risultato è semplicemente quello di inasprire i differenziali sociali e culturali, la polarizzazione sociale è indubbiamente calante nella nostra Provincia.

Un secondo elemento è costituito dalla necessità di sviluppare una maggiore attenzione alla crescita di soggettività e personalità adeguate ai nuovi contesti di integrazione su area vasta-provincia e su area-regione , che ci richiamano a contesti di competitività e opportunità spessissimo poco rappresentati da una certa tradizione culturale e lavorativa locale. Questo vuol dire credere maggiormente in azioni mirate al sostegno e allo sviluppo di competenze, conoscenze, e comportamenti dei cittadini, assumendo le loro capacità non solo come un sacrosanto diritto che la società deve garantire, ma anche come la principale leva per un rinnovato sviluppo della società di terra di lavoro in termini di nuovi lavori e nuovi lavoratori, nuove imprese e nuovi imprenditori a partire dal lavoro e finire una volta e per sempre con la “munnezza” che se è saputa trattare diventa ricchezza, partendo da una seria e convinta raccolta differenziata porta a porta e terminare con l’utilizzo di dissociatori molecolari.

Il prezzo per arrivare ad una società/una provincia più libera e più giusta è oggi alto, ma certo vale la pena di accettare questa sfida mobilitando le migliori energie e volontà e nel caso contrario, abbiamo scherzato. E’ meglio …restarsene a casa.

Carlo Scalera
responsabile provinciale Verdi per il lavoro

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