Campania

Spartacus, parte l’Appello

SandokanSANTA MARIA C.V. Entrerà nel vivo la prossima settimana, con l’apertura del dibattimento, il processo «Spartacus» che ieri ha visto la conclusione della relazione introduttiva da parte di uno dei giudici della Corte di Assise di Appello di Napoli, davanti al quale si sta celebrando uno dei due tronconi. In particolare, si tratta del processo che vede alla sbarra 38 imputati, di cui 18 detenuti, accusati di diversi omicidi commessi nell’ambito delle faide firmate dal clan dei Casalesi.

Il processo principale, chiuso dopo sette anni e due mesi di dibattimento, è stato infatti diviso in due tronconi: uno dove compaiono solo gli imputati che rispondono di omicidio e l’altro, per il quale si attende ancora la fissazione, con oltre settanta imputati nel quale si discute invece dell’associazione camorristica. Una separazione dettata dalla necessità di sveltire i tempi dell’appello ma che sinora non ha ancora portato risultati. Delicatissima la posizione di tutti e 18 gli imputati detenuti, già scarcerati (ma rimasti in cella per altri processi) nelle more del processo di primo grado e che si sono visti notificare l’ordinanza di ripristino della custodia cautelare a settembre di due anni fa. Tra questi, i vertici del clan: Francesco Schiavone-Sandokan, Francesco Bidognetti, i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine, i killer più spietati dell’organizzazione. Nel troncone del processo riguardante l’associazione camorristica, si attende invece il deposito di alcune videoregistrazioni riguardante un colloquio esplosivo tra due fratelli camorristi: il primo già pentito ed il secondo in procinto di pentirsi, nella fase di esaurimento dei 180 giorni (limite previsto dalla legge sui pentiti entro il quale occorre, dal momento dell’inizio della collaborazione, dichiarare ogni cosa di propria conoscenza). Si tratta di Luigi e Alfonso Diana i quali, nel corso di un colloquio con tanto di autorizzazione, parlarono liberamente nel carcere di Benevento quando lo status di «Gigino ‘o Manovale», non lo permetteva. Il brogliaccio della trascrizione del colloqio fra i due fratelli (avvenuto il 9 giugno del 2005 nel carcere di Benevento) è stato acquisito dai giudici della quarta sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli nel corso di una delle ultime udienze.

Il Mattino (BIAGIO SALVATI)

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