Campania

Bimbo di sei mesi muore in ospedale. Era stato abbandonato da rom

 SAN MARCELLINO (Caserta). Aveva compiuto sei mesi da soli sette giorni. Il piccolo Andrei Michalache è morto ieri mattina all’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Aversa.

Il bimbo, in affido alla casa famiglia “Mamre”, gestita dal signor Salvatore Tessitore di Teverola insieme alla moglie, l’infermiera Elena Pieretti, a San Marcellino in via De Paola, è stato portato al pronto soccorso del nosocomio normanno nella mattinata di ieri. Erano le 9 e 30 quando Andrei è stato ricoverato. Le sue condizioni sono apparse subito gravi ai medici dell’ospedale. Il piccolo non riusciva a respirare. L’intervento degli operatori sanitari, durato circa 30 minuti, si è rivelato inutile: il cuore di Andrei ha smesso di battere. Il corpo del bimbo è rimasto all’ospedale di Aversa. Probabilmente si dovrà procedere all’autopsia. Subito dopo si celebreranno i funerali. Ad accompagnarlo al pronto soccorso il responsabile della casa famiglia, Salvatore Tessitore. E’ stato lui ad accorgersi che Andrei aveva qualche problema più del solito. “Era seduto sul sediolone e ho visto che alzava gli occhi. Immediatamente ho cercato di rianimarlo. Poi – continua Tessitore – ho capito che era meglio portarlo in ospedale”. Erano le 8 e 30 circa quando il piccolo ha avuto l’attacco. L’ultimo pasto lo aveva consumato intorno alle sei. Andrei, “la mascotte della famiglia”, era da circa due mesi, da agosto, nella “grande famiglia” di Tessitore. Da quando lo avevano dimesso dall’ospedale di Maddaloni dove era nato ed era stato abbandonato dai genitori Rom. “Le sue condizioni di salute non erano ottime. Era nato con un’asfissia ed era paralizzato. Non si muoveva e questo comportava anche l’accumulo di muchi all’interno del corpicino e dunque l’aumento di difficoltà respiratorie. – racconta Tessitore – Ma cresceva. Quando è uscito dall’ospedale pesava 4 chili, uno in più di quanto pesava alla nascita. In meno di due mesi è aumentato di due chili”. Certo le sue condizioni rimanevano critiche. Il protocollo degli esami strumentali, terminati da poco al Santobono, dove mercoledì prossimo la famiglia si sarebbe recata per ulteriori analisi, avrebbero chiarito le sue possibilità future. Andrei “non sentiva né vedeva, ma è possibile che potesse un giorno riuscire a vedere. Di certo, tra qualche anno, avrebbe potuto usare le braccia e le gambe”. Intanto ogni giorno faceva fisioterapia e sedeva su un sediolone particolare che gli consentiva di assumere una giusta postura. I genitori, Salvatore Tessitore e la moglie, avevano anche comprato un aspiratore per poterlo liberare dai muchi. “Era diventato la mascotte della nostra casa. Tutti sono adesso tristi per la sua assenza e per noi adulti è molto difficile farci vedere forti dagli altri bambini(quattro bimbi più una ragazza quasi maggiorenne che ha deciso di vivere nella casa famiglia), che sono fragili ed hanno bisogno di un appoggio continuo. Andrei ci manca ogni momento di più”. Andrei ha lascito un vuoto nella famiglia e l’unica consolazione per i genitori e per quelli che lo amavano è il fatto “che adesso è diventato l’angioletto della casa”.

dal Corriere di Caserta, venerdì 09.11.07 (di Luisa Conte)

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