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Usa, Corte Suprema ferma condanna a morte

Il condannato doveva subire un'iniezione letaleUSA. Il boia fermato poco prima dell’esecuzione. Earl Wesley Berry, il condannato del Mississippi, avrebbe dovuto morire alle 18 ora locale, la mezzanotte in Italia, nel penitenziario statale di Parchman. Ma la Corte Suprema federale di Washington ha fermato l’esecuzione.

Berry aveva già consumato l’ultimo pasto (salsicce e braciole di maiale, cipolle, patate, torta di pecan). La sua ultima giornata era passata tra le lacrime. Poi ha scoperto di aver ancora tempo per piangere anche se, secondo quanto riferito dalle autorità del carcere, le sue lacrime non erano certo quelle del rimorso per la morte di Mary Bounds, la sua vittima, rapita e uccisa nel 1987 a forza di botte fuori da una chiesa. La camera dell’iniezione letale era già pronta, anche i parenti della vittima erano già seduti nell’ala a loro riservata, quando è giunta la decisione della Corte Suprema. A metà giornata era arrivato il primo verdetto della Corte di Washington. Negativo. Poi il secondo ricorso che contestava la costituzionalità dell’iniezione letale, una materia su cui la Corte Suprema il 25 settembre ha accettato di pronunciarsi. Per la pena di morte negli Usa sembra essere ormai moratoria di fatto. L’ultimo stop al boia era venuto in Alabama: una corte d’appello federale aveva bloccato il 24 ottobre l’esecuzione di un malato terminale. E l’ultima iniezione letale risale al 25 settembre in Texas.

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