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Rai, la vigilanza sfiducia Petruccioli

Claudio PetruccioliROMA. Approvata dalla commissione di vigilanza sulla Rai, presieduta da Mario Landolfi di An, la mozione di sfiducia all’attuale presidente della tv di Stato Claudio Petruccioli.

Il documento è stato votato da 20 parlamentari delle forze di maggioranza, Rosa nel Pugno, Italia dei Valori e Udeur, e del centrodestra. I parlamentari dell’Ulivo e della sinistra radicale hanno abbandonato la seduta per protesta, poiché non condividevano i contenuti della mozione. Insomma, un’altra frattura all’interno del centrosinistra. Da settimane, parte della maggioranza ritiene fondata la richiesta del centrodestra di avere un “presidente di garanzia”, ossia una persona che possa essere espressione dell’opposizione, dopo che il centrosinistra, all’interno del CdA Rai, era andato in maggioranza con la sostituzione di Angelo Maria Petroni con Fabiano Fabiani. Intanto, il deputato dell’Ulivo Giuseppe Giulietti, sostenuto dal collega Renzo Lusetti, contesta la validità della votazione e ne chiede la verifica. Infatti, la commissione di vigilanza è formata da 40 parlamentari, quindi per avere il numero legale occorre la presenza di almeno 21 componenti, che invece, nella circostanza, erano 20.

Tuttavia, il voto di sfiducia, non impone a Petruccioli l’obbligo di rassegnare le dimissioni. Lo stesso, in una lettera inviata al presidente della commissione Landolfi, dice “per ora resto”.

La lettera di Petruccioli:

Onorevole Presidente,

Le scrivo a seguito dell’auspicio di dimissioni da parte del Presidente del Cda della Rai, espresso a maggioranza durante i lavori della Commissione da Lei presieduta.

L’auspicio non è motivato con miei comportamenti censurabili o con una mia incapacità a svolgere l’incarico che ricopro da oltre due anni e che scadrà con il mese di luglio del prossimo anno. A formularlo si è giunti a seguito della decisione dell’azionista, di sostituire il consigliere che la legge assegna alla sua competenza, revocando il Prof. Angelo Maria Petroni e nominando il Dott. Fabiano Fabiani. Dato questo cambiamento, c’è chi pensa che sia necessario un “riequilibrio” nella composizione del Cda della Rai e ritiene che, a questo fine, si debba nominare un nuovo Presidente.

Non intendo discutere questo punto di vista. Semplicemente, non è il mio. Si converrà che le dimissioni sono un atto volontario. Io non compio atti contro la mia volontà, evidentemente quando si tratti di atti che dalla mia volontà dipendono.

Non credo di sbagliarmi se interpreto l’invito che mi viene rivolto come espressione dell’intenzione di procedere alla designazione e all’insediamento di un nuovo Presidente del Cda della Rai. Se è così, si può farlo senza che io compia alcun atto; io non posso e non devo far nulla che “consenta” o “non consenta scelte che competono all’’azionista e alla Commissione di vigilanza.

Per la designazione e l’insediamento del Presidente del Cda della Rai, la legge detta procedure precise e chiare: l’azionista indica, tramite l’Assemblea, un nome, che deve poi ottenere il voto dei due terzi dei componenti la Commissione di vigilanza (ventisette su quaranta); solo a quel punto il designato può essere sottoposto al voto finale del Cda. Può apparire una procedura lunga; ma nell’unico caso in cui è stata applicata nella sua interezza, che è poi quello che mi ha personalmente coinvolto, tutto avvenne molto rapidamente. Il 30 luglio 2005 l’Assemblea degli Azionisti formulò la designazione; il giorno stesso si espresse positivamente la Commissione Parlamentare di vigilanza; il 2 agosto il Cda votò la nomina.

La legge in vigore non contempla la revoca dei membri del Cda della Rai, ma non la esclude. In base a questa constatazione, esposta dall’azionista anche di fronte alla Commissione da Lei presieduta, lo stesso azionista ha sostituito un consigliere, notoriamente non dimissionario. Se si vuole, dunque, si proceda: si può invocare anche un precedente, pur non di identica fattispecie.

In conclusione: come non subisco imposizioni e coercizioni alla mia volontà, così escludo di comportarmi in modo tale da ostacolare il realizzarsi di volontà di altri; in particolare quando si tratti del Parlamento, verso il quale ho il più grande, doveroso, rispetto.

Una volta che l’indicazione di un nuovo Presidente sia stata definita e perfezionata lascerò, dunque, il mio ufficio, con atto formale che trasmetterò alla Segreteria del Cda e al Collegio sindacale. In tal modo, fino a quando un altro non rileverà la funzione che mi è stata affidata, potrò anche far fronte agli obblighi che essa comporta, in particolare nei confronti dell’Azienda. Cosa che mi sta sommamente a cuore.

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