Italia

Garlasco, impronte di Alberto nel bagno di Chiara

Alberto StasiGARLASCO (Pavia). Potrebbe essere la svolta. Il Ris di Parma ha riscontrato impronte digitali nel bagno dell’abitazione di Chiara Poggi, la ragazza uccisa a Garlasco lo scorso 13 agosto. Impronte compatibili con quelle del fidanzato Alberto Stasi.

Chiara PoggiImpronte presenti sul lavandino, sulla manopola del rubinetto, su di un mobile, che vanno ad aggiungersi a quelle di scarpa 42-43 trovate tempo fa sul tappetino. Secondo gli inquirenti, l’assassino ha compiuto il delitto e si è lavato nel bagno della villetta di via Pascoli, come provano le macchie del sangue di Chiara trovate sul tappetino. Lo scorso 24 settembre, Alberto Stasi, 24 anni, unico indagato per l’omicidio della fidanzata, era stato arrestato su disposizione della Procura di Vigevano. Ad inchiodarlo delle tracce di sangue appartenenti a Chiara rinvenuta sul pedale di una delle due biciclette presenti nel garage della famiglia Stasi. Dopo tre giorni lo studente della Bocconi tornava in libertà, le prove a suo carico nono erano sufficienti per trattenerlo in carcere. Ora, però, ci sono queste nuove prove.

Sul conto di Alberto, gli investigatori sin dall’inizio hanno nutrito molti sospetti. In primis, l’atteggiamento assunto la mattina dell’omicidio. Lui ha riferito che, dopo aver cercato invano di contattare Chiara quella mattina, si era recato alla villetta di via Pascoli, scavalcando il muretto di cinta (ricoperto di marmo) dove non sono però state rilevate impronte. Poi ha detto di essere entrato in casa ed aver visto il corpo di Chiara in fondo alla rampa di scale di accesso alla taverna della casa: lei era “bianca in volto” ed indossava “un pigiama rosa”. Una descrizione che non coincide con la scena del delitto, poiché Chiara aveva il volto pieno di sangue ed inoltre il pigiama, pur essendo davvero rosa, considerando la luce scarsa della stanza avrebbe dovuto apparire di colore bianco. E ancora: il pavimento era pieno di sangue, sia all’entrata della casa che sulle scale della taverna, eppure sulle scarpe che Alberto indossava quella giornata non ne sono state rilevate tracce. Ma le “prove concrete” mancavano. Sulle auto della famiglia Stasi non era risultato nulla di rilevante, così come si diceva per le due biciclette presenti nella loro abitazione, controllate sulla scorta della testimonianza di una vicina di casa dei Poggi, che la mattina dell’omicidio aveva notato una bicicletta, mai vista prima, appoggiata al muro esterno della villetta. Ed invece gli esami dei Ris fornivano una prova: su una delle due biciclette c’èra del sangue, appartenente a Chiara. Nonostante mancassero l’arma del delitto, le impronte decisive di Stasi sul luogo del delitto, il movente e la confessione, gli inquirenti ritenevano di avere in mano una prova tale da giustificare l’arresto del giovane. Poi la scarcerazione.

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