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Di Pietro “se la canta” sullo Stretto di Messina

Antonio Di Pietro In un video pubblicato sul suo blog, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro chiarisce la decisione del suo partitodi votare contro, insieme al centrodestra, l’emendamento presentato in Senato dalla maggioranza per la soppressione della società Stretto di Messina, incaricata di realizzare il ponte.

“Non sono per la costruzione del ponte, come in questi giorni hanno voluto far credere alcuni signori dell’informazione, voglio solo evitare che al carrozzone precedentemente costituito dal centrodestra si sostituisca un altro del centrosinistra”, ha detto il leader dell’Italia dei Valori. Ma leggiamo l’intervento, con atti allegati, e guardiamo il video dell’ex magistrato.

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Incontro straordinario con voi ma non per parlare del Consiglio dei Ministri. Vi voglio spiegare di persona la questione del ponte sullo stretto di Messina. Credo non ci sia stato, questa settimana, niente di peggio della disinformazione che è stata fatta. Vi parlo con carte alla mano. Il messaggio che è passato è che Di Pietro vuole fare il ponte di Messina e per questo abbia rischiato di far cadere il governo, si sia messo contro tutto e tutti e voglia addirittura mantenere un carrozzone dove ci sono sprechi e chissà cosa d’altro. Ma quando mai! Viene raccontata così perché non si vuol dire come stanno veramente le cose: alcuni esponenti della sinistra massimalista vogliono distruggere tutto spendendo dieci volte di più per raggiungere un risultato già raggiunto. Andiamo con ordine: il ponte sullo stretto abbiamo detto che non lo facciamo e non lo stiamo facendo. Abbiamo detto all’inizio della legislatura che i soldi che il centrodestra aveva destinato a ques’opera li avremmo utilizzati per farne altre più urgenti in Sicilia e Calabria. Carte alla mano: firma mia e di Loiero. Per la Calabria, con i soldi del ponte, facciamo due tratti della s.s. 106 ionica. Carte alla mano: firma del ministro delle infrastrutture e del Presidente della Regione Sicilia Cuffaro, quello che parla sempre del ponte. Pure lui ha sottoscritto l’accordo. I fondi li destiniamo all’area metropolitana di Palermo, Catania e Messina. Già deciso. Questo emendamento presentato per eliminare la società Stretto di Messina non serve a niente, perché i soldi li abbiamo destinati per cose più urgenti: metropolitana in Sicilia e statale ionica in Calabria. Di più: hanno detto che si deve eliminare il carrozzone della società Stretto di Messina perché spreca molti soldi. Già fatto! C’è già la mia disposizione per la Società Stretto di Messina: disposizione di sopprimere ogni sede secondaria e trasferire quella primaria presso il provveditorato alle opere pubbliche, al mio ministero o presso l’ANAS, a zero euro. Tutto il personale, ad eccezione di massimo cinque unità indispensabili, viene eliminato. Il Consiglio di Amministrazione viene azzerato, sostituendolo con un amministratore unico nella persona del presidente dell’ANAS che non verrà pagato. E’ stato inoltre disposta l’eliminazione di tutti i consulenti. Questa società, per disposizione amministrativa, non spenderà più nulla. Allora mi spiegate il perché di quel telefilm l’altra sera in Senato, per far credere agli italiani che si deve sciogliere la società ed eliminare la legge che dispone la costruzione del ponte sullo stretto? L’abbiamo già fatto. Cosa diceva l’emendamento, carte alla mano? Che bisogna revocare anche la legge del 1971 che prevede la costruzione del ponte. Se si elimina questa legge, automaticamente bisogna dare alla società che ha vinto la gara 271 milioni di euro e la società Stretto di Messina, che ha un valore di 150 milioni di euro, si azzera. Se si elimina quella legge, come prevede l’emendamento, si deve valutare un indennizzo per tutte le società interessate. Allora: 280-300 milioni di penale, 150 milioni del valore della società Stretto di Messina, altri 60 milioni di indennizzo. Questo scherzetto sarebbe costato 500 milioni di euro circa, per raggiungere un risultato che io ho già raggiunto. Io non voglio fare il ponte sullo stretto, ma da persona che sa far di conto non voglio spendere altri soldi. Questi signori avrebbero fatto spendere altri 400-500 milioni di euro. Di più: il loro emendamento recita: “Istituire un’agenzia per lo sviluppo della logistica nell’area dello Stretto di Messina”. Non ho capito: un altro carrozzone? Che cos’è l’agenzia per lo sviluppo dell’area dello Stretto di Messina? Ci sono già gli uffici per fare lo sviluppo: c’è il ministero dei trasporti, quello delle infrastrutture, la regione Sicilia e il suo assessorato ai trasporti, la regione Calabria e il suo assessorato ai trasporti… ma possibile che ogni volta sia necessaria una società per assumere un altro centinaio di dipendenti come quelli della società Stretto di Messina? Lo scopo qual è? Eliminare un carrozzone di centrodestra per farne uno di centrosinistra. Cari signori dell’informazione, raccontate le cose come stanno. Cari signori della politica, non approfittatevi della buona fede dei cittadini facendogli credere che voglio sprecare altri soldi, quando siete voi a volerlo fare. Con questa mia precisazione, chiudo questa questione convinto di averla spiegata correttamente ai cittadini. Agli altri, che son sordi, non importa nulla delle mie parole.

Il testo dell’emendamento presentato da Italia dei Valori

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