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Di Pietro dal suo blog: “Prima che sia troppo tardi”

Antonio Di Pietro“I giornali di oggi, ancora una volta, spacciano per litigio fra Di Pietro e Mastella una questione politica che io ho posto e che, con malaccorta indecenza, il mio collega cerca di ribaltare riversando su di me ingiurie e contumelie”.

Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, sul suo blog.Riportiamo il pensiero integrale che esprime l’ex magistrato sul caso De Magistris-Mastella e sull’inchiesta che vedrebbe coinvolti il Guardasigilli e il premiero Romano Prodi.

Mastella se la prende con me dicendo che avrei fatto chissà cosa di poco trasparente, nella vita passata. Sui fatti che mi riguardano è bene ripetere ancora una volta che allorché fui messo sotto indagine mi dimisi, prima da magistrato e poi da ministro e corsi dal mio giudice per farmi giudicare. Il giudice prosciolse me e condannò per diffamazione e calunnia i miei accusatori. Questa è la mia storia personale. E’ finita. Non se ne parli più.

Il problema non è questo: fossi anche il diavolo della situazione, la questione è l’inchiesta che a Catanzaro si sta portando avanti nei confronti di una classe politica e la reazione della stessa atta a far togliere l’inchiesta a quel magistrato. A questa domanda dobbiamo dare una risposta.

Di che cosa stiamo parlando? E’ successo che nei mesi scorsi un magistrato, fino a quel momento poco conosciuto, ha messo in piedi un’inchiesta detta ‘Poseidone’ riguardante contributi, anche europei, finanziamenti non trasparenti e rapporti fra politica e affari. In questa inchiesta era coinvolto un tale Pittelli, parlamentare di Forza Italia, e addirittura personaggi vicini al Procuratore Capo di Catanzaro. A farla breve: questa inchiesta è stata tolta al magistrato titolare. Nel frattempo lo stesso magistrato aveva istruito anche l’inchiesta ‘Why not’, pure riguardante contribuzioni pubbliche e “scorciatoie” per acquisire questi fondi e per dare e avere favori. Nell’ambito di questa inchiesta, sono finiti sotto indagine anche il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Non credo ci sia niente di più doveroso, quando un magistrato fa indagini su politici di rilievo, che gli si lasci fare il proprio mestiere. Invece è stata attivata, per lui, una procedura di trasferimento proprio dal ministro della Giustizia. L’immagine che ne viene fuori è di una Casta che non vuole farsi giudicare, di un potere che respinge lo Stato di Diritto e la legalità uguale per tutti, di una magistratura delegittimata ogni volta che cerca di fare il proprio dovere. Questa non era la politica di Berlusconi? Non era questa la ragione per cui abbiamo chiesto agli italiani di votarci, per fare una politica giudiziaria totalmente opposta? Abbiamo iniziato con l’indulto e finiamo con la delegittimazione dei magistrati. Diranno che è tutto corretto, a norma di legge. Sì, è tutto corretto. Diceva Morvillo, cognato di Falcone, che la colpa dell’attentato al giudice era dei ‘professionisti delle carte a posto’. Professionisti che pongono in essere degli atti che sicuramente potevano essere posti in essere, ma che messi insieme uccidono lo Stato di Diritto e, a volte, le persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Destabilizzazione, isolamento, delegittimazione portano a questo.

Io ho chiesto una cosa al Presidente del Consiglio, al Consiglio dei Ministri e al Parlamento, l’ho chiesto da ministro in carica e da Presidente di un partito che tiene in piedi questa maggioranza: ci si deve interrogare su quale politica giudiziaria vogliamo fare per questo Paese. Vogliamo che ci sia una discussione pubblica e trasparente, non questi continui colpi di mano che finiscono per essere colpi allo Stato di Diritto se non veri e propri colpi di Stato. Io voglio portare all’attenzione la necessità che si faccia una riforma del processo penale: pochi reati ma con pene certe. Una riforma del diritto penale procedurale: si deve arrivare alla sentenza in un terzo dei tempi attuali. Una riforma finanziaria sulla struttura degli uffici: accorpamento delle circoscrizioni giudiziarie, gestione computerizzata delle procedure, dei carichi pendenti, del casellario giudiziale, dei rapporti fra gli organi di polizia e magistratura. Una struttura che permetta alla Giustizia di funzionare meglio. Questo non è stato discusso né dal precedente governo né da quello attuale. Noi dell’Italia dei Valori chiediamo che su questi temi venga rilanciata l’attenzione prima che sia troppo tardi e per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna nazionale di informazione a partire dalla fine di questa settimana, con una manifestazione per chiederci se è finito lo Stato di Diritto, affinché si discuta una volta per tutte sui soggetti legittimati, capaci e volenterosi di realizzare una nuova politica giudiziaria per questo Paese. Voglio sapere se il ministro della Giustizia vuole questa nuova politica o se si sia ridotto ad essere una longa manus di chi vuole bloccare le indagini.

Questo fine settimana chiamiamo tutti al primo appello di una manifestazione in difesa della Giustizia e dello Stato di Diritto e contro le procedure barbariche di prevaricazione nei confronti dei magistrati che fanno il proprio dovere. Prima che sia troppo tardi. Prima che ‘i professionisti delle carte a posto’ si rendano colpevoli di qualche mano pesante che a posto mette la vita di qualche magistrato”.

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