Caserta

Montezemolo si ispira ad Adriano Olivetti

Luca Cordero di Montezemolo CASERTA. Che qualcosa sta cambiando anche nella politica della Fiat e questa volta al meglio, lo dimostra una frase che il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha preso a prestito da un industriale illuminato che non ha mai avuto eguali: Adriano Olivetti.

“Il fine delle aziende è il benessere di chi vi lavora” – ha specificato il presidente di Confindustria durante il Forum della Piccola Industria tenutosi al “Crown Plaza” di Caserta. Poi ha aggiunto: “Lo dico oramai da molti tempo: il successo delle imprese lo fanno gli azionisti, i manager, gli operai e gli impiegati. E giusto che tutti siamo premiati quando l’impresa consegue risultati importanti”. Da qui lo sprono ad una semplificazione generale ed a meno contratti di lavoro. “Nel solo sistema di Confindustria – ha continuato – ne vengono stipulati 64 per circa 4 milioni e 300 mila lavoratori. Cinque da soli, quelli per i settori metalmeccanici, edile, chimico, tessile ed alimentare coprono all’incirca tre milioni di lavoratori dipendenti. Gli altri 62 sono stipulati per regolare i rapporti di lavoro di un milione, o poco più, di dipendenti in media 15-16 mila lavoratori ciascuno. E poiché in materia sindacale tutto si ripete secondo rituali e liturgie precise, per ognuno dei 67 rinnovi contrattuali si registrano le stesse lungaggini, gli stessi costi, gli stessi scioperi, con buona pace dell’efficienza e della competitività. Intanto è sempre più difficile cogliere nei diversi e numerosi contratti nazionali, le discipline che li possono differenziare l’uno dall’altro. Occorre razionalizzare, se vogliamo che il contratto nazionale resti il pilastro fondamentale”. Non ha mancato di sottolineare poi i buoni risultati della contrattazione fatta in sede di concertazione con governo e sindacati sul welfare. “Un protocollo che conferma la flessibilità contratta oggi esistente, e come vi avevamo promesso – ha tranquillizzato Montezemolo – la legge Biagi non è stata toccata. Il protocollo rende meno costoso lo straordinario, incentiva un sistema con quote crescenti di salario legate al risultato”. Inoltre, una esaltazione al sistema delle imprese italiane. “Io so che significa per una piccola impresa combattere con la burocrazia, discutere ogni giorno con le banche, confrontarsi con un euro sempre forte, perdere tempo in maniera spesso incomprensibile per adempimenti e norme uniche al mondo e nelle stesso tempo difendere e ampliare i volumi esportati. Queste sono le imprese Italiane. Non hanno, come pensa qualcuno, la pancia piena, ma una straordinaria voglia di vincere sui mercati. E quando vinciamo sui mercati i risultati sono positivi per l’intero Paese”.

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