Casaluce

Municipio trasformato in discarica

MunicipioCASALUCE. Degrado. Racchiuso in una sola parola il volto di un paese che, in emergenza rifiuti, si presenta in ginocchio. A cominciare dalla sede istituzionale, il municipio, ridotto anche quello, come le aree di periferia, in una discarica a cielo aperto.

L’idea di raccogliere, nel cortile della casa comunale, la plastica, il vetro e l’alluminio, per promuovere un primo tentativo di raccolta differenziata, a lungo andare, si è rivelato un disastro. La sala consiliare, intitolata al giudice Paolo Borsellino, è circondata, non più solo da materiali da riciclare, ma anche da rifiuti solidi urbani, che i cittadini non sanno più depositare. E intanto, nel vicino terreno, situato proprio a pochi metri dalla scuola materna e dalla sede della guardia medica, restano i materiali ingombranti, depositati negli ultimi mesi e mai smaltiti. Trovare un posto “regolare” per depositare i sacchetti dell’immondizia a Casaluce è ormai impossibile. In tutto il paese, sono spariti i cassonetti. E in alcune zone, è da più di venti giorni che la nettezza urbana non viene garantita. La fase transitoria dell’affidamento del servizio (prima svolto dalla ditta Aprile) al consorzio Geoeco, non ha fatto altro che peggiorare la situazione. La gente è esasperata e in diversi quartieri si stanno costituendo comitati di protesta, questa volta, intenzionati a non accettare più il degrado. Accade così che nel rione Dante, un folto gruppo di cittadini abbia deciso di scendere in campo. «Abbiamo un diritto fondamentale da salvaguardare, che è il diritto alla salute – commenta Carmine Di Martino – vogliamo sapere al più presto quali sono i provvedimenti che si stanno attuando». Presto il loro dissenso sarà manifestato nelle sedi istituzionali. Mentre si spera che il centro urbano, dopo la recente stipula del contratto con il Geoeco, possa migliorare, sembra invece ormai irreversibile la preoccupante condizione di località Popone e di via Piro, rispettivamente al confine con Frignano e Teverola. Le telecamere installate in questi luoghi critici, per fermare l’azione dei criminali dell’ambiente, non funzionano. Amara constatazione, ma il sistema di videosorveglianza non è in grado di fornire il numero delle targhe per gli autoveicoli che scaricano illegalmente nelle zone di periferia. Quindi anche la sorveglianza con le telecamere non è un deterrente per chi continua a scaricare e inquinare.

Il Mattino (ALESSANDRA TOMMASINO)

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