Campania

Pizzo alle imprese convalidati i fermi dei bidognettiani

SandokanPARETE. Sono stati tutti convalidati i decreti di fermo richiesti dal procuratore della Dda Franco Roberti e dai pm Raffaele Cantone e Giovanni Conzo nei confronti di tredici presunti esponenti e fiancheggiatori del Clan dei Casalesi a Parete. Il fermo chiesto per Luigi Chianese, conosciuto come «Giggino o’Santo», è stato ratificato dal gip di Napoli assieme a quello di Antonio Di Martino e Giovanni Mola.

I tre sono rinchiusi nel carcere di Poggioreale. La convalida per gli altri dieci, Raffaele Chianese, Pasquale Cristofaro, Gennaro Iolio, Antonio Lanza, Giuseppe Principato e Salvatore Sabatino, Nicola Salviati, Salvatore Tambaro, Clemente e Lorenzo Tesone, è giunta dal gip di Santa Maria Capua Vetere. Un gruppo solido, secondo i risultati investigativi della Dda, quello paretano-bidognettiano. Il collante era il suo capo, «o’ Santo», attento alle dinamiche economiche ma anche ai risvolti giudiziari di affiliati e capi storici. Intercettato a giugno, Chianese viene informato dell’assoluzione di «un amico» dall’accusa di omicidio. Si riferirebbe all’assoluzione di Giancarlo Di Sarno e Domenico Feliciello nell’ambito del processo in corso presso la Corte di Assise di Napoli relativo all’omicidio di Salvatore Vitale. Attento, anche, a non avere ingerenze di albanesi con il vizio di rubare macchine in zona; immigrati che venivano picchiati e minacciati di venire «gettati nella pentola del sugo» se fossero stati visti di nuovo in giro a cercar rogne. Una metodologia di cui si servivano i gruppi Casalesi al tempo di Sandokan libero, quando i rapinatori venivano pestati e invitati a lasciare il territorio con una frase: «Quanto vuoi? Ti diamo noi un milione, ma non tornare più altrimenti ti ammazziamo». Ma il gruppo dei paretani sembra interessato anche a richiamare all’ordine gli «amici di Frignano», rei, probabilmente, di rincarare il pizzo chiesto ai commercianti. Una richiesta che cerca di sembrare sempre più sottile, meno percepibile, nascosta dalla pretesa di «far campare» alcune imprese, di fare pubblicità alle attività commerciali nel periodo natalizio, magari con i vecchi cesti.

Il Mattino (MARILÙ MUSTO)

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