Aversa

Signoraggio bancario e buoni locali di solidarietà

BankensteinPremetto che, con tutto l’affetto che posso provare per la mia città, penso che quanto mi accingo a descrivere non riguarderà mai né Aversa né gli aversani. Centinaia d’anni di diffidenza e d’avversione per qualsiasi innovazione, separano i cittadini normanni dalla realtà che di seguito andrò a raccontarvi.

Prima, però, occorre rispondere ad alcune vostre legittime domande. La prima è: «Che cosa significa il termine “signoraggio” riportato nel titolo?». Il termine deriva dal francese “seigneur” (signore). I signori feudali, infatti, nel Medio Evo, erano gli unici titolari del diritto di battere moneta e, di conseguenza, gli unici beneficiari dei guadagni derivanti da tale privilegio.

Gli economisti moderni, invece, quando parlano di “signoraggio”, indicano l’insieme dei redditi che le banche centrali e gli Stati ottengono dall’emissione di moneta. Il “signoraggio” per le banche centrali è pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dagli investimenti in attività finanziarie concrete e i risibili costi per produrle. Le quote dei profitti, che le banche centrali pagano allo Stato, invece, sono versate sotto forma d’imposte. La singolarità del “signoraggio” moderno è che, apparentemente, non esiste.

Quanti di voi hanno sentito parlarne? Pochissimi, immagino. L’economia planetaria sprofonda nei debiti e nessuno accenna alle vere ragioni della tragedia. Termini come “debito pubblico” o “indebitamento dei paesi poveri” sono sulla bocca di tutti, ma nessuno ne analizza le origini o ne spiega le cause. Ma, facciamo un esempio concreto e, a parer mio, sconvolgente degli effetti del “signoraggio bancario”. Dal 15 agosto 1971, è stata eliminata la convertibilità delle monete in oro.

Grazie a Richard Nixon, le banche centrali, per stampare banconote, non hanno più l’obbligo di conservare nei propri caveau il controvalore in oro, argento o rame. Se, per esempio, una banca centrale stampa una banconota da 50 euro, spendendo all’incirca 3 centesimi d’euro, e la mette in circolazione al valore nominale (50 euro), il “signoraggio bancario” si calcola facendo la differenza tra i 50 euro e i 3 centesimi. Ovvero, mentre la banca centrale ottiene un guadagno di 49 euro e 97 centesimi, lo Stato s’indebita per la stessa, identica, cifra. Anzi, lo Stato ci rimette ancora di più per via del famoso “tasso di sconto”, che sarebbe il costo del denaro prestato dalla Banca Centrale alle altre banche. Questa incredibile situazione, nel corso degli anni ha prodotto una voragine di debiti misurabile in migliaia di miliardi d’euro. Debiti che tutti gli abitanti della Terra sono costretti a ripianare, anno dopo anno, con il versamento di un fiume di tasse nelle casse dei vari Stati. Qualcuno potrebbe chiedere: «Ma non sarebbe più intelligente che uno Stato produca direttamente il proprio denaro, risparmiando così sui costi del “signoraggio bancario” ?» La risposta, naturalmente, è: sì!

Questa scoperta dell’acqua calda si chiama: “Sovranità monetaria”. «Allora, perché questo non succede? ». Bisognerebbe chiederlo, al banchiere londinese William Paterson, che il 27 luglio 1694, insieme con altri “fratelli massoni” fondò la prima banca centrale al mondo: la Banca d’Inghilterra. Anche se non si trattava della prima banca in assoluto (nel 1163 a Venezia già operava un Monte privato, nato per favorire i commerci della Serenissima) la Banca d’Inghilterra rappresentò la prima Banca Centrale al mondo. Per questa ragione la data del 27 luglio 1694 dovrebbe essere ricordata come una giornata di lutto planetario, per i milioni d’uomini, donne e bambini morti per le dirette conseguenze di quanto avvenne in quel triste giorno. Tanto fu il “successo” dell’iniziativa (per chi ne raccoglieva i frutti, naturellement) che il modello della Bank of England fu, in breve tempo, copiato da tutte le nazioni del mondo.

Il “fratello massone” Napoleone Bonaparte, l’introdusse in Francia il 18 gennaio 1800. In Germania, la bell’innovazione arrivò il 10 marzo 1870. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve Bank nacque nel 1913, sempre grazie all’intervento della locale massoneria. Il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti. Per colpa di “lupi famelici” e senza scrupoli il “sistema” monetario basato sui debiti tiene ancora soggiogati miliardi di persone. Ma, se questi miliardi d’esseri umani, un giorno, potranno riappropriarsi della loro libertà economica sarà solo ed esclusivamente grazie alla riconquista della “Sovranità monetaria”.

Nell’attesa che questi eventi si compiano, vi racconto cosa succede nel mondo per riappropriarsi almeno di una piccola fetta della propria libertà. Grazie all’iniziativa d’alcuni studiosi del “signoraggio bancario” sono nati dei progetti sperimentali per favorire la diffusione e l’utilizzo dei Buoni Locali di Solidarietà, definiti anche SCEC (Sconto ChE Cammina). L’intento è quello di rinforzare le economie locali, depauperate del proprio denaro sia dalla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) sia dalle banche, che raccolgono solo capitali reinvestendone quote risibili nel territorio dove operano. Altro obiettivo è quello di incrementare il potere d’acquisto delle famiglie che (i casi estremi di questi ultimi giorni lo dimostrano) arrivano ad un’esasperazione che può sfociare persino nel suicidio.

Ma cosa sono i Buoni Locali di Solidarietà? Sono un accordo tacito fra persone comuni, aziende, commercianti, artigiani, agricoltori e, a volte, anche Enti Locali, che accettano in pagamento, in percentuali variabili, i buoni per scambiarsi beni e servizi. I BLS sono emessi dalle associazioni aderenti e consegnati gratuitamente ai consumatori e alle aziende che hanno aderito al Patto di Solidarietà.

Chiunque sia in grado di offrire un bene o un servizio può aderire, scegliendo la percentuale di pagamento in buoni da richiedere. Ma analizziamo le ragioni che hanno portato al successo i BLS. Prima di tutto la ricchezza rimane nel territorio che l’ha prodotta. Chi utilizza i Buoni, poi, scarica tutte le problematiche monetarie sull’euro. I problemi come l’inflazione rimangono di competenza esclusiva della banca centrale europea. La semplicità di funzionamento del meccanismo permette a chiunque di creare un circuito locale, senza incontrare problematiche di sorta. I consumatori utilizzano i buoni per convenienza (lo sconto) e invece di fare la spesa al Grande Centro Commerciale (spesso di multinazionali straniere) fanno acquisti presso i negozianti locali.

Per i negozianti locali, il buono rappresenta un’occasione d’incremento del giro d’affari e del numero di clienti, senza perdere il valore dello sconto praticato. A differenza del normale sconto offerto al cliente, infatti, questo essendo “cartaceo” può essere rispeso dal commerciante presso tutti gli altri aderenti al Patto di Solidarietà. Ma non è solo l’economia a beneficiarne. I buoni creano spirito di collaborazione tra le persone, stimolano la creazione di servizi “virtuosi” (agli anziani, ai diversamente abili ecc.).

L’universo economico basato sul “signoraggio bancario” e, quindi, sul debito e la truffa sta dando forti segnali di tracollo. Attraverso la diffusione dei buoni in tutto il mondo si è dato inizio ad un lungo percorso per riacquistare la libertà monetaria e, conseguentemente, le libertà personali ed il benessere dei cittadini.

Gli scenari “virtuosi” che si aprono per l’umanità sono immensi. I vantaggi sono talmente tanti che occorrerebbero molte pagine per elencarli tutti. Diciamo che, oltre a fare informazione, è stata lanciata un’idea che già in 6000 località, in tutto il pianeta, sta funzionando egregiamente. In questo momento in Italia ci sono gruppi di persone che stanno lavorando a queste tematiche a Napoli, Acerra, Crotone, Roma, Firenze, Genova, Mantova, Fermo, Bergamo, Vicenza, Verona ecc. Per quanto concerne Aversa, come diceva il Manzoni nel “Cinque Maggio”, lasciamo «…ai posteri l’ardua sentenza…».

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