Aversa

Barriere architettoniche, la denuncia di Picone

 AVERSA. Posti auto selvaggiamente occupati da auto, mancanza di rampe di accesso su marciapiedi e pubblici uffici, barriere architettoniche ovunque. Questa è la situazione in cui si trovano oggi i disabili in tutta la città di Aversa.

Ad alzare la voce oggi è Fortunato Picone, già consigliere comunale forzista nella consiliatura Golia ed importante imprenditore aversano, protagonista di una storia che ha dell’incredibile. Giovedì 11 ottobre. mentre si apprestava ad entrare nella filiale della Deutsche Bank. sita in via Roma, a causa dei gradini alti e della mancanza di rampe per disabili è caduto rovinosamente a terra, riportando cinque giorni di prognosi. L’incredibile sta nel fatto che, secondo quanto affermato dal signor Picone, solo alcuni dipendenti della banca gli sono venuti in soccorso subito, mentre gli altri non avrebbero mosso un dito. “Sono sconvolto di quanto è successo. – dichiara l’imprenditore – Troppo spesso noi disabili veniamo trattati come cittadini di serie b. Pochi posti auto a noi dedicati, molte barriere architettoniche, insomma non solo dobbiamo combattere ogni giorno contro la nostra diversità, ma ci tocca subire anche i disservizi generali. Ciò che mi è accaduto in banca ha per me dell’incredibile. In più di un’occasione ho palesato ai responsabili della filiale le mie necessità, come correntista decennale e come portatore di handicap. Sa come mi hanno risposto? Questa è la banca, se le va bene così o altrimenti può anche cambiare. Questo è il rispetto che oggi si porta ai disabili”. Ma Picone non si limita a puntare il dito verso la banca, il suo j’accuse è diretto ai dirigenti tecnici ed ai politici aversani che forse pensano più alle esigenze personali che a quelle dei cittadini. “Vorrei sapere chi ha dato la destinazione d’uso a quello scantinato chiamato ‘banca’. Non rispetta nessuno standard qualitativo. Basta con il collocare sugli uffici tecnici professionisti esterni con nomina politica, che svolgono lo stesso ruolo in più comuni contemporaneamente senza alla fine conoscere i problemi delle città che amministrano e che hanno più a cuore i propri interessi”.

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