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Terzo ritiro per la Mattel, ancora giocattoli al piombo

I Little People di Fischer PriceE’ ancora bufera sul colosso americano Mattel. Un nuovo ritiro ingente dal mercato è stato deciso dai dirigenti dell’azienda. Il motivo del nuovo ritiro, che interesserà circa 850mila pezzi, purtroppo è sempre lo stesso: la percentuale di piombo nelle vernici è decisamente superiore alla media.

E subito è cominciato lo scaricabarile delle responsabilità. Mattel accusa la Cina, considerando i produttori cinesi i colpevoli della situazione incresciosa: la più grande azienda produttrice di giocattoli al mondo ha annunciato che la misura riguarda 11 tipi di oggetti, tra i quali anche accessori della linea Barbie (animali, in particolare cani e gatti, e mobiletti) e tre tipi di giochi della controllata Fisher Price, il marchio per i piccolissimi (due treni della linea GeoTrax e uno strumento musicale a percussione). In totale, si tratta di 844mila pezzi, di cui 522mila negli Stati Uniti e 322mila nel resto del mondo.

Nel comunicato, il colosso dei giocattoli raccomanda di non restituire i giochi al negozio, ma di contattare direttamente il produttore. All’inizio di agosto Mattel, relativamente al marchio Fisher Price aveva annunciato il ritiro di 1,5 milioni di giocattoli, seguita, a metà agosto, a un’altra misura che aveva interessato quasi 19 milioni di pezzi, sempre fabbricati in Cina. L’ingestione di piombo può provocare nei bambini lesioni cerebrali; e la Commissione europea la scorsa settimana aveva annunciato misure contro i giocattoli considerati non sicuri. Lo scaricabarile continua, il governo di Pechino, nelle scorse settimane, aveva polemizzato in maniera piuttosto brusca con la compagnia americana. Il problema, secondo i cinesi, non sarebbe dovuto tanto alla scarsa professionalità dei produttori quanto alla progettazione dei giocattoli, attività che compete agli uffici americani della Mattel. Tuttavia, dopo l’annuncio del terzo ritiro, il ministero per la Supervisione sulla qualità dei prodotti, dopo le ispezioni e la quarantena ha promesso di ultimare in tempi brevi l’inchiesta sui fabbricanti dei prodotti ritirati dagli scaffali.

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