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Myanmar, continua la protesta pacifica dei monaci

La marcia dei monaci in MyanmarMYANMAR. E’ trascorsa una settimana dall’inizio della protesta in Myanmar contro il regime miliare che da 45 anni governa il paese. Quasi 300mila le persone scese in strada in quella che un tempo si chiamava Birmania, la metà delle quali monaci buddisti, l’altra in gran parte studenti.

Nel centro di Yangon si sono riversate decine di migliaia di persone, superando le 100mila unità, altre 120mila a Mandalay, seconda città del Paese, e 100mila a Pakokku, nella regione centrale, senza contare manifestazioni svoltesi in altre 23 città. E ieri un nuovo corteo pacifico di protesta con 100mila persone in piazza, tra cui 30mila monaci buddisti che continuano a chiedere alla popolazione di pregare, di non commettere violenze e di non scandire slogan politici.

la marcia pacifica dei monaciUna protesta nata cinque settimane fa per volere dei dissidenti vicini alla leader dell’opposizione e Premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, dal 2003 agli arresti domiciliari. La donna ha passato circa 12 degli ultimi 18 anni in carcere per motivi politici. Ora i generali si trovano in difficoltà e non sanno quale scelta adottare: se reprimere i manifestanti, rischiando però di suscitare sdegno tra la popolazione, oppure lasciar proseguire la marcia, ma in tal caso il movimento potrebbe ampliarsi in altre realtà sociali, come studenti e dipendenti pubblici, i quali furono protagonisti della rivolta del 1988.

Intanto, la Polizia, in assetto antisommossa, si è schierata davanti ai monaci e ai manifestanti ed è stato imposto il coprifuoco dal tramonto all’alba (dalle 21 alle 5) a Yangon e a Mandalay

Intanto, dall’assemblea generale dell’Onu, che si svolge a New York, il presidente americano Gorge Bush ha annunciato nuove sanzioni economiche contro il governo del Myanmar, dicendo che gli Usa sono “sdegnati” per la situazione e che tale provvedimento è teso ad “aiutare la popolazione a riconquistare la libertà”.

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