Italia

Costi della politica, affondo di Confidustria

Costi della politica, affondo di ConfindustriaNell’indignazione collettiva contro i costi della politica – nuovo collante italiano dopo l’antiberlusconismo dell’ultima legislatura – l’ultimo soggetto assiepatosi dietro il circo Barnum, e chiamato a giudicare lo spettacolo, adesso dice la sua.

E lo fa con un documento di 287 pagine, che sarà presentato domani. Anche Confindustria, dunque, si allinea alla critica contro i costi della politica; e contro la sua inefficienza, prima di tutto.

Il documento redatto da Montezemolo&co. si articola attraverso una comparazione tra l’Italia e altri cinque Paesi: Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Per ciò che concerne i rimborsi elettorali—sul terreno, quindi, dei finanziamenti pubblici ai partiti—l’Italia risulta essere tristemente la pecora nera.

Stati Uniti: 152 milioni di euro

Germania: 132,5 milioni di euro

Francia: 73,5 milioni di euro

Spagna: 60, 7 milioni di euro

Regno Unito: 9, 23 milioni di euro (ai soli partiti dell’opposizione)

In Italia, il paragone è impietoso: 200 milioni e 819mila euro.

Tanto quanto Francia e Germania messe insieme, più del triplo rispetto alla Spagna, e venti volte in più rispetto all’Inghilterra. Soldi sborsati dai cittadini, che per un singolo parlamentare spendono, nell’arco di una intera legislatura, qualcosa come 1milione e mezzo di euro. Il paragone con gli altri Paesi, anche qui, è improponibile: la metà in Germania (861mila euro), così come in Francia (845mila euro), mentre in Inghilterra, per “mantenere” un parlamentare si spende 5volte di meno: 348mila euro. Esempio più virtuoso di tutti è quello offerto dalla Spagna: 257mila euro, sette volte in meno rispetto all’Italia. Ma la protesta di Confindustria si esprime anche e soprattutto nell’ordine della reale efficienza e competenza della nostra classe politica. “Il fatto che la politica abbia dei costi non è messo in discussione. Ciò che invece è motivo di pesanti critiche è il fatto che ad un inevitabile livello di costi non corrisponda un livello efficace”.

Confindustria, da qui, attacca anche lo sterminato numero di “addetti ai lavori” – tecnici, sottosegretari, portaborse, e chiunque riesca ad entrare nella macchina stracciasoldi dello Stato – che non fanno altro che appesantire l’apparato burocratico del Paese. Se l’imperativo è snellire, nelle ultime due legislature è stato registrato il record di “affiliati”, che hanno ingolfato la macchina della rappresentatività. Confindustria parla di “humus tutto italiano, storicamente allergico al rispetto delle regole e al controllo della legalità”.

E mentre prende il via la bagarre al “l’ho proposto prima io”(è cominciata ieri, tra Fassino e Bertinotti, ognuno rivendicando la precedenza dei lavori in questo senso) i cittadini aspettano—non potendo fare altro—qualche iniziativa drastica, una cesura netta di tutti gli ormai noti e innumerabili privilegi. Hanno parlato tutti, gli attori sociali. Non resta che aspettare i fatti.

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