Italia

C”era una volta “La Sinistra”

Berlusconi e ProdiTanto ma tanto tempo fa, c’era un Paese, fatto a forma di stivale, abitato da tanti “popoli” diversi, riuniti tutti sotto la stessa bandiera. Uno di questi si faceva chiamare il “Popolo della Sinistra”.

Era gente fiera, in gran parte contadini, operai, impiegati, artigiani, ma non mancavano i benestanti, gli industriali e i ricchi intellettuali. Proprio quest’ultimi, anzi, formavano la Classe Dirigente di questa variegata popolazione. La loro filosofia di vita era basata sui principi universali della pace, dell’equità sociale, della libertà di pensiero, dell’eguaglianza davanti alla legge ecc. anche se questi principi non sempre erano rispettati, ci si sforzava di ispirarsi ad essi, quando si discutevano nuove Leggi insieme alle altre genti.

Il “Popolo della Sinistra” si contrapponeva, in particolare, a due altri gruppi: i “Cristianocratici” e i “Neri”. Scaramucce, dispetti, sgarbi e scortesie erano all’ordine del giorno tra questi popoli. Addirittura, in seguito a gravi episodi di reciproche barbarie, un giorno ebbe inizio una sorta di guerra civile che coinvolse tutto il Paese a forma di stivale. Dopo tanti anni e tantissime sofferenze, la guerra civile, che aveva insanguinato quel paese straordinario e invidiato dal resto del mondo per le bellezze artistiche, monumentali, storiche e paesaggistiche, cessò.

Tutto sembrava tornare alla normalità, quando arrivò all’improvviso, dal Regno di Mediolanum, un Cavaliere che si faceva chiamare l’Unto dal Signore. Questo Cavaliere, forse davvero unto perché a volte si avvolgeva in strane bandane, riuscì a realizzare quello che nessuno era mai riuscito a concretizzare: riunire sotto la stessa bandiera (un tricolore somigliantissimo al vessillo del Paese a forma di stivale) un gran numero di popoli dai principi diametralmente opposti l’uno all’altro. Nella nuova casa comune entrarono i “Forzuti”, i “Lumbard”, una parte dei “Cristianocratici” e i “Neri” che, però, col passare del tempo si erano trasformati in “Grigiochiari”. Pur di conquistare il potere, si erano fusi in un unico calderone popoli che, fino a pochi anni prima, si schifavano.

A quel punto, per non farsi sconfiggere dalle forze avversarie, il “Popolo della Sinistra” pensò bene di turarsi il naso e allearsi con un altro popolo, capeggiato da un Beneventano, con una parte dei “Cristianocratici” (quella che non si era voluta alleare con l’Unto), dal “Popolo dalle ex mani pulite” e da altri piccoli gruppi etnici (i “Valligiani”, per esempio). Il “Popolo della Sinistra”, familiarmente chiamato “La Sinistra”, oltre ai grandi pregi nascondeva, però, un difetto gigantesco: l’incapacità di stare insieme con gli altri e, ancora peggio, l’incapacità di restare uniti. Appena si riunivano una decina di popolani della Sinistra, anche solo per una spaghettata, si formavano vari gruppetti che davano subito il via al balletto delle scissioni, dei ricongiungimenti, delle differenziazioni, delle autonomie, dei raggruppamenti, degli eremitaggi, dei girotondi, delle rivoluzioni, delle involuzioni, delle circonvallazioni e altre coglionate simili.

Alla fine nessuno ci capiva più una mazza. Nessuno sapeva cosa pensava l’altro. Su di un qualsiasi argomento si diceva tutto ed il contrario di tutto. Una specie di Torre di Babele, abitata da ciechi e sordi, immersi in una coltre di fumo. Un incubo. Ovviamente di tutto questo bailamme il primo a beneficiarne fu l’Unto. Un giorno, poi, quando tutto sembrava perso, mandato dalla provvidenza (o chissà da chi…) arrivò un Prode Condottiero: un dotto ciclista con la faccia tonda, simpatica e da “bonaccione”.

Il Prode condottiero, spaventato dalle intenzioni dell’Unto, riunì tutti i popoli anti Cavaliere e disse loro: “Raggruppiamoci tutti sotto una sola bandiera o il Cavaliere ci fa Neri”. Detto fatto, i popoli, dopo aver accettato quasi all’unanimità (con solo il 75% di pareri discordi) la nuova Carta dei Valori e dei Programmi, marciarono compatti verso il Sacro Monte Elettivo. In una notte buia e tempestosa, ci fu lo scontro finale all’arma bianca (matite e gomme da cancellare a volontà, da una parte e dall’altra).

Alla fine vinse “La Sinistra”. Da quel giorno, però, forse grazie al tradimento perpetrato da qualche Gregario dell’Unto Cavaliere, il “Popolo della Sinistra” non ebbe più pace. Tutti quei principi che erano stati per secoli alla base della civiltà sinistrese erano scomparsi dalle leggi, dai regolamenti, dalle disposizioni, dagli editti emanati dal Prode e dai suoi fedeli membri del Consiglio degli Intoccabili: il Visconte di Foggia, il Duca di Padoa, l’Imperatore di Benevento, l’Uomo dal Monte Nero detto anche l’Oratore di Bisacce, l’Ammiraglio Balena, la Prode Lancillotta, il Governatore di Paris, il Vescovo della Sacra Ruotella, il Pastore di Salerno ecc. Il popolo della sinistra era veramente incazzato. Non sapeva più a quale Santo votarsi. San Bertino del Kashmir e il Martire Marino, da lassù non potevano fare molto.

Gli altri Capi del “Popolo della Sinistra”, purtroppo, si erano ammalati della “Mania di Tafazzi”. Una strana malattia mentale che li costringeva a martellarsi gli ammennicoli fino a farli sanguinare e che provocava gli stessi sintomi della Sindrome di Tourette (che costringe chi n’è colpito a riempire d’insulti chiunque gli capiti a tiro, specialmente se è della sua stessa parte politica). Anche il Prode Dilibert, uno dei Guardiani della Purezza, incominciava a dare segni di pazzia. Minacciava il Prode Condottiero di tagliare le corde del ponte levatoio del Castello di Chigi, sede del Consiglio degli Intoccabili, se questi non avesse reintrodotto lo “jus primae noctis”. In realtà i bene informati, facevano risalire questa strana richiesta alla travolgente passione che il prode Dilibert nutriva per un’avvenente (così dicono) pulzella, tale: Bindella delle Rose.

Anche se il Prode Condottiero si affannava, giustamente, a sostenere che lo “jus primae noctis” in realtà non era mai esistito, il Dilibert di punto in bianco, dopo appena due anni, tre mesi ed un giorno dall’insediamento del Consiglio degli Intoccabili, tranciò di netto le corde che sostenevano il ponte levatoio, isolando, di fatto, il Castello di Chigi dal resto del Paese fatto a forma di stivale. Non che questo preoccupasse molto la popolazione.

Gli abitanti del castello erano già così lontani dalla vita reale che, per non sentire gli insulti della gente, viaggiavano a bordo di carri insonorizzati colorati di blu e circondati da feroci Guardiani del Corpo. Mentre già si preparavano i nuovi Tornei per decidere chi dovesse diventare il nuovo Condottiero Supremo, accadde qualcosa d’incredibile. I popolani della sinistra dissero basta.

Era giunta l’ora di cambiare il “loro” condottiero. Ma bisognava preventivamente consultare l’Oracolo del Sacro Grillo Riccioluto. Detto fatto. Appena arrivati dal Sacro Grillo, i popolani della sinistra, chiesero in coro: “Chi ci porterà alla Vittoria”. Il Gran Riccioluto parlò e disse, con voce stridula: “Larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra che ho detto la mia”. I popolani non capirono una minchia di quello che volesse significare la frase. Allora il Grillone specificò meglio: “Larga è la foglia, stretta è la via, scegliete Veltroni, Letta, Adinolfi, Bindi, Gawronski, Schettini (o Bersani) ma sappiate che, alla fine, diventerete tutti Democristiani”.

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