Campania

Inchiesta Eco Quattro, sequestrati i beni di Giuseppe Diana

Guardia di Finanza CASAL DI PRINCIPE (Caserta). In esecuzione del provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Napoli e su richiesta della Dda di Napoli, i militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Mondragone hanno proceduto al sequestro preventivo delle azioni della “Masseria Pucci S.p.A.”, …

…con sede legale a Roma e sede operativa a Falciano del Massico (Caserta) e di 10 unità immobiliari, per un valore complessivo pari ad oltre 2,5 milioni di euro, dislocate in vari comuni della Campania, in Calabria, nel comune di Scalea (Cs) e nel Lazio a Minturno (Latina) di proprietà della medesima società, ritenuta direttamente riconducibile all’imprenditore Giuseppe Diana di Casal di Principe (Caserta).

L’attività, la cui esecuzione ha richiesto un impiego massiccio di uomini e mezzi, è un’appendice della vasta operazione già svolta dalla Guardia di Finanza lo scorso mese di aprile, scaturita a seguito delle indagini relative all’infiltrazione camorristica della società “Eco Quattro”, affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti urbani in 18 comuni del casertano, e che ha visto coinvolti, oltre ai vertici dei clan “La Torre” e “Casalesi”, anche personaggi, quali Giuseppe Valente, presidente del Consorzio Ce4, Claudio De Biasio, già direttore del predetto Consorzio, successivamente transitato nei ruoli del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania, e Raffaele Chianese, già vice sindaco di Mondragone, assieme agli imprenditori Gennaro Sorrentino e lo stesso Giuseppe Diana. Nei confronti di questi ultimi, l’acume investigativo dei finanzieri di Mondragone aveva permesso di accertare, anche mediante le intercettazioni telefoniche e ambientali, sia la loro diretta partecipazione nella riscossione della tangente estorsiva di 15mila euro mensili, versata dalla società “Eco Quattro” alle organizzazioni malavitose, che l’instaurazione di un regime monopolistico nel settore della commercializzazione del gas per uso domestico, quest’ultimo aggravato dai metodi minatori mafiosi e violenti agevolati dall’appartenenza a note compagini camorristiche.

Per tali motivi, all’epoca, venivano posti in sequestro i seguenti beni risultati nella disponibilità sia di Diana che di Sorrentino, ossia: 2 stabilimenti di distribuzione e 11 punti vendita di gas per uso domestico; 6 terreni; 4 fabbricati; 6 conti correnti bancari e postali; 4 società di capitali; quote di partecipazione di 6 società di capitali.

Giuseppe Diana, inoltre, era già balzato alle cronache quando, con riferimento alle vicende legate al riciclaggio di denaro proveniente da tali attività illecite, tentava l’acquisizione delle azioni della squadra di calcio della Lazio, assieme all’ex calciatore Giorgio Chinaglia.

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