Campania

Diana: contro la camorra servono politiche efficaci e durature

Lorenzo DianaCASAL DI PRINCIPE. Quanto accaduto lunedì scorso a Casal di Principe, in provincia di Caserta, deve contribuire a rafforzare la politica e a sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica nella lotta a tutte le mafie. Il ritorno a casa dello scrittore Roberto Saviano, autore del libro-denuncia contro la camorra intitolato “Gomorra”, ha scatenato al paese d’origine reazioni contrastanti.

Da un lato, duemila persone che ascoltano le parole del giovane scrittore, da più di un anno costretto a vivere sotto scorta, dall’altro lo “zoccolo duro” della camorra, il padre di uno dei boss del Paese, giovani che si definiscono “imprenditori” e che, con sprezzante sfrontatezza, affermano che “la camorra non esiste”.

Casal di Principe«Guai – afferma Lorenzo Diana, responsabile Ds per la Lotta alle mafie, intervenendo oggi alla trasmissione di Radio 24 “Viva voce” – a non far seguire a queste manifestazioni, politiche efficaci e durature di contrasto alla camorra. C’è bisogno di un’azione quotidiana che purtroppo è insufficiente. In questo territorio che purtroppo viene indicato dalla stampa nazionale come uno dei più esposti, abbiamo avuto una forte riduzione degli organici fin dai primi anni del 2000 delle forze di polizia e serie difficoltà dei tribunali e di tutte le forze preposte all’ordine pubblico per mancanza di risorse, per una debolezza dello Stato. Stato che non c’è, o c’è in modo insufficiente. C’è la preoccupazione – continua Lorenzo Diana – che dopo le manifestazioni torni tutto come prima. Questo non aiuta a raccogliere fiducia tra i cittadini».

Il senatore diessino punta il dito contro la collusione dei politici negli appalti “truccati”, gestiti e controllati direttamente dalla camorra. Il tutto inserito in una nuova forma illegale di intervento. «La camorra, come le altre mafie – spiega Diana – esercita un controllo militare del territorio ma anche dell’economia, a partire dagli appalti pubblici. Quando non può esercitare un controllo diretto, totale sulle aste e le gare d’appalto, sta ricorrendo ad una nuova forma di controllo attraverso la costituzione di società pubblico-private miste nelle quali il privato, in genere esponente della camorra oppure legato alla camorra, sotto l’ombrello di una società pubblico-privata si accaparra appalti senza gare. Addirittura con affidamenti diretti. Questi appalti vengono gestiti e controllati anche grazie alla complicità, alla collusione diretta di esponenti politici. Non è un caso – conclude il dirigente diessino – che anche nella nostra provincia (Caserta, ndr) ci siano più commissioni di accesso per verificare le infiltrazioni camorristiche negli enti locali».

Casal di Principe - Fauto BertinottiPer un’organizzazione come la camorra, “il sistema” come lo chiamano da queste parti, la dimensione imprenditoriale è diventata una realtà. Lo ha scritto lo stesso Roberto Saviano nel suo libro, lo riconoscono i più autorevoli enti di osservazione e di sicurezza. E’ in questo senso che, ormai, nelle province di Napoli e Caserta, la commistione tra criminalità e imprenditoria è talmente forte da risultare paradossalmente impercettibile. Ecco allora che qualcuno, proprio a Casal di Principe, arrivi a definirsi, senza colpo ferire, “giovane imprenditore”, a contestare apertamente Saviano, e a ritenere la camorra “un’invenzione”. Oggi, in un articolo scritto per il quotidiano “La Repubblica”, il non ancora trentenne scrittore racconta il suo ritorno a “Gomorra”.

«L’aria è rarefatta. Mancavo da un anno – scrive – e tutto sembra identico a Casal di Principe. Abbassa “sta cosa” dicono i ragazzi ai reporter indicando la telecamera. Urlano: “La camorra non esiste”. E ci credono. Per loro è business, imprenditoria, metodo aziendale» scrive ancora Saviano. «Quando me ne sto per andare mi circondano. “Proprio ‘nu bellu romanzo hai scritto”. Romanzo: sinonimo di invenzione, storiella, fesseria. Ma qualcuno di loro l’ha letto di nascosto», continua lo scrittore nel suo lungo racconto sull’arrivo nel suo paese lunedì scorso. Ad accogliere lo scrittore, si diceva, c’erano oltre duemila persone, una cifra che da tempo non si vedeva in piazza a Casal di Principe, patria del clan dei “casalesi”. C’erano i ragazzi delle scuole, molta parte della società civile, ma anche saracinesche abbassate, persone con le braccia conserte, familiari di alcuni dei capi della camorra, tra cui il padre di Francesco Schiavone, detto Sandokan. Solo un anno fa, in quella stessa piazza, Saviano esortò i ragazzi a fare i nomi dei mafiosi e urlò: «Schiavone, Iovine, Zagaria, non valete niente».

Da allora minacce e tensioni. Da allora «la vita è cambiata» e Roberto vive perennemente sotto scorta, perennemente in pericolo di vita. Dopo tutto questo tempo il ritorno a casa per portare la sua testimonianza, accompagnato dal presidente della Camera Fausto Bertinotti e dal presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione, dai ragazzi di Locri. «A Casal di Principe – ha detto Lorenzo Diana – la camorra ha mostrato di temere l’opera d’informazione di Roberto Saviano, arrivando ad inscenare una sfida intimidatrice pur in presenza di alte rappresentanze dello Stato».

«Il clan dei Casalesi – ha aggiunto Diana – non è nuovo a tali provocazioni, già messe in atto altre due volte negli anni precedenti. I Ds sono a fianco del giovane scrittore che ha avuto, assieme ad altri, il merito di accendere i riflettori dell’attenzione nazionale su uno dei più temibili clan camorristici ed esprimono il loro impegno politico a sostegno dei cittadini di Casal di Principe che vogliono liberarsi dalla camorra».

dsonline

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