Aversa

Primarie, le considerazioni di Lello Ferrara

Lello FerraraAVERSA. In vista delle Primarie, che consentiranno l’elezione del segretario del nascente Partito Democratico, ecco le considerazioni dell’avvocato Lello Ferrara, già sindaco di Aversa e candidato alle primarie dello scorso febbraio per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra ad Aversa.

Cara Redazione di Pupia,

mentre si sta per formalizzare la nascita del P.D., nel Paese è piùche mai aperta la contraddizione tra “etica” e “politica” e la crisi di rappresentanzadei Partiti è spalancata davanti agli occhi di tutti. Una tale “questione” – anche nella nostra provincia, alla luce delle ultime inchieste giudiziarie che hanno coinvolto amministrazioni di centrosinistra – non può più essere trattata indifferentemente nel tempo, con semplici richiami volontaristici e soggettivistici ad un “più alto senso etico” e con altrettanto semplici richiami “alla responsabilità dei singoli” di volta in volta coinvolti. Essa ha bisogno di essere contestualizzata. Oggi essa è tutta dentro una crisi complessiva che la politica vive e che non trova più ragione neppure nella classica e presunta separazione tra “società civile” (il bene) e “politica” (il male). Il distacco tra etica e politica è tutto dentro un senso comune – figlio di una egemonia culturale, prima che politica – di abbandono della centralità del “bene comune”, quello che una volta si chiamava interesse generale.

Cos’altro deve succedere, perché si ponga fine ad una discussione tutta interna agli equilibri del ceto politico, e si prenda atto che per molti versi l’attuale crisi della politica è già sfociata in una crisi della democrazia tout court? Se la politica si identifica esclusivamente con la gestione e l’uso del potere e se l’opposizione non è più ragione d’impegno, di militanza, di attività politica, possibilità di controllo democratico, allora è evidente che tutti accorrono alla corte del vincitore di turno, con passaggi da uno schieramento politico all’altro, indifferentemente. Non c’é più ragione di stare all’opposizione. Ciascun politico costruisce il proprio personale consenso con la “gestione”, con l’uso del potere. Di più, si arriva addirittura alla costruzione di partiti o di correnti personali interne ad essi.In un quadro siffatto chi paga maggiormente lo scollamento, il disincanto e il disprezzo nei confronti della politica è la sinistra ed il centrosinistra.

La democrazia occidentale si nutre di regole, di norme, di procedure, di controlli. Negli ultimi anni le amministrazioni pubbliche non sono più soggette ad alcun controllo. L’opposizione non ha più organi di riferimento per ricorrere o esercitare controlli. Gli organi consiliari sono ormai svuotati di ogni competenza (salvo alcune residuali) e gli organi esecutivi decidono sui destini di tutti. Di talché, un indistinto susseguirsi di maggioranze politiche di centrodestra o di centrosinistra ha determinato pure scelte di gestione senza alcun segno culturale, progettuale, istituzionale diverso dall’altro. E’ evidente che in discussione non è solo la politica, ma le stesse forme in cui la democrazia si era finora articolata.

La politica legifera, seleziona opzioni. Sceglie regole che reggono l’unità del Paese, che lo modernizzano. A destra come a sinistra sembrano, al contrario, non considerare che una politica che gioca, fa l’arbitro e legifera è una politica cattiva e tribale, che il Paese ormai disprezza; una politica che provoca rabbia, indignazione, qualunquismo, demagogia populistica, quei sentimenti, appunto, che portarono già alla dissoluzione di un sistema politico e che ci ha regalato già due governi Berlusconi. Allora il nuovo Partito, anche qui a Caserta, dovrebbe indicare come intende superare indistinti metodi di governo privativistici e quale radicale ristrutturazione delle regole del gioco sia necessaria per correggere quella politica di ceto autoreferenziale che vive di una nascosta solidarietà di persone e di gruppi. Come intende superare la legittimazione di clan, interessi, affarismo e di egoismi pubblici. Tutto ciò, cioè, che porta il Paese a credere nella flessibilità delle regole, che mina alla base qualsiasi possibilità di visione unitaria del bene comune.

Purtroppo, concludendo – visto lo spazio disponibile e la natura di questo intervento – pare a me che nel nuovo partito si stia invece trasferendo automaticamente per intera questa crisi e questa deriva della politica. Del resto, solo le risposte necessarie a quelle richieste, potrebbero invertire tale tendenza.

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