Italia

Bernardini: “La camorra ricicla il denaro nel centro di Roma”

Rita BernardiniROMA. Un’anomala proliferazione di locali nel centro di Roma e nei dintorni dei palazzi del potere, Camera, Senato e Palazzo Chigi, di proprietà della camorra. La denuncia arriva dal segretario nazionale dei Radicali Italiani, Rita Bernardini, durante una conferenza stampa a Montecitorio sul tema della tossicodipendenza.

Precisando di parlare a titolo personale, la Bernardini ha ipotizzato “un grande riciclaggio di denaro derivante dal mercato illegale degli stupefacenti, guadagni che provengono dal proibizionismo, proprio intorno ai palazzi della politica”. Secondo il segretario radicale, “la lingua parlata sempre più, nei locali e nei bar intorno a questi palazzi, è il napoletano” e la stessa invita “a fare un giro nella zona di Sant’Eustachio o a Largo Argentina: sono stati rilevati molti locali, non so se dalla camorra”. E si è chiesta: “Se questo mi insospettisce come cittadina, perché non insospettisce anche anche i magistrati? Perché le forze dell’ordine non fanno delle indagini?”. “Sicuramente – ha aggiunto – questi forti guadagni sono frutto del proibizionismo che c’è da queste parti, ho l’impressione di un grande riciclaggio proprio intorno ai palazzi della politica”.

Parole che hanno scatenato numerose reazioni negli ambienti politici. “Meglio i napoletani che i cinesi”, ha chiosato l’europarlamentare Alessandra Mussolini, dicendo “basta ai luoghi comuni, perché la criminalità non ha una razza o una lingua particolare”. Il sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo ha detto che “quando si evidenzia un fenomeno negativo molti hanno la brutta abitudine di far subito riferimento a Napoli. La Bernardini non ha fatto eccezione. Quasi che la droga la smerciassero solo i napoletani. Purtroppo il fenomeno è molto più grave e complesso e – ha concluso la Iervolino – non lo si risolve di certo lanciando accuse generiche e razziste”.

Forza Italia parla di “pesantissime dichiarazioni” e chiede la convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e l’intervento della magistratura romana per promuovere un’iniziativa di prevenzione e di controllo sul territorio. Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia Cristiana per le autonomie, parla di “scoperta dell’acqua calda” e ribadisce: “Dietro molti esercizi commerciali c’è la criminalità organizzata che ricicla danaro. Naturalmente le denunce e le inchieste su questi temi si fanno in base a dati reali e non a fonti dialettali”. Al presidente dei deputati di Rifondazione, Gennaro Migliore, napoletano, quella di Bernardini pare “una dichiarazione insensata”: “Sono nato in quartieri dove la Camorra è forte, invito Bernardini ad ascoltare meno gli accenti e concentrarsi sull’attività di contrasto alla criminalità organizzata, i soldi riciclati non hanno accento”. Mario Landolfi, presidente della Vigilanza Rai e coordinatore regionale campano di An, si chiede “se Bernardini avrebbe fatto analoga considerazione se avesse ascoltato un dialetto diverso da quello napoletano. La invito a precisare meglio il suo pensiero per non incorrere in una forma di larvato razzismo”.

A gettare acqua sul fuoco Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera: “Siamo certi che nelle intenzioni di Bernardini non ci fosse la volontà di offendere nessuno, tantomeno i napoletani. Chi accusa di razzismo i Radicali dimentica la loro storia e cultura. Certamente ha usato espressioni un po’ rudi, scivolando su un luogo comune. Detto questo, è chiaro che la competenza è e rimane delle forze dell’ordine, che svolgono egregiamente il loro lavoro di contrasto alla criminalità organizzata”.

Ad intervenire anche il procuratore aggiunto di Roma nonchè procuratore distrettuale antimafia del Lazio Italo Ormanni. “La Dda romana – spiega Ormanni – guarda con attenzione al fenomeno. Abbiamo diviso il territorio del Lazio in zone, e per ognuna di esse c’è il lavoro di due magistrati, uno esperto di reati economici come il riciclaggio e l’altro di quelli contro la persona come le estorsioni. Roma è la realtà a cui poi guardano tutti, quindi capillarmente valutata”. Ormanni non è sorpreso dalle esternazioni di Bernardini per contatti avviati nei giorni scorsi con il suo ufficio da avvocati vicini ai Radicali, ma non commenta ciò che non è stato nemmeno tradotto in denuncia. “Noi lavoriamo sul tema e continueremo in ogni caso a lavorare”, dice laconico.

Per il suo pool parlano le inchieste già concluse, anche recenti, con sequestri preventivi di immobili proprio a Roma e con 22 indagati e 11 arresti due settimane fa tra imprenditori affiliati e soggetti organici al clan casertano di Michele Zagaria, il boss superlatitante dei Casalesi. Un’indagine che porta la firma dei pm Diana De Martino e Francesco Curzio, inquirente napoletano prestato a Roma proprio per fronteggiare la camorra in trasferta.

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