Campania

Napoli, una denuncia e un monito dai diversamente abili

I disabili lamentano forti disagiNAPOLI. Questa pazza, calda, afosa, estate, registra purtroppo e sempre più la perdita di quei valori che facevano di Napoli e del Sud tutto la patria dell’ospitalità.

Leggi non scritte, facevano sì che a nessuno, mancasse anche un solo bicchiere di acqua fresca o di limpido vinello qualora si trovasse a passare davanti agli usci delle nostre case. Fin’oltre gli anni cinquanta sono stato personale testimone di questa usanza, nelle piane del salernitano, di Ischia e di Capri. Il fresco vinello, ad Ischia, era chiamato l’acquetta e chiunque, ne poteva approfittare. Ma la nostra epoca è cambiata, tutto passa, il popolo cambia, e quello che era un dovere prima altamente sentito, poi riconosciuto e propagandato come segno di alta civiltà delle nostre terre, è svanito, morto , sepolto. Cosa dire oggi di quanto dobbiamo registrare tutti i giorni, con rammarico, con rabbia.

Ora i fatti. Ieri un gruppo di disabili di Pozzuoli, su due auto, avevano deciso di passare alcune ore al fresco del Parco Virgiliano, a Posillipo. Scherzi, sfottò e tanta allegria, hanno fatto loro compagnia fino all’ingresso del Parco. Il custode all’entrata, ha però guastato il tutto. Nel parco i disabili, con le macchine non possono entrare, i parcheggi sono colmi e non c’è altra scelta che lasciare le macchine più lontano, a più di un chilometro di distanza. Disabili motori, costretti a tornare indietro, faticando sulle carrozzelle , per poi rifare lo stesso tragitto al ritorno.

Ma Angelo Paone, Presidente di “Anima e Cuore”, associazione di non solo disabili ed organizzatore della piccola gita, non ci sta. Fa le sue rimostranze, richiama il codice della strada, le leggi e disposizioni esistenti in materia di barriere architettoniche, per l’accessibilità, l’integrazione e la piena autonomia dei disabili. Le auto e le stesse carrozzette dei disabili, non costituiscono intralcio alla circolazione, né tantomeno pericolo per i cosiddetti normodotati. Ma spazio non ce n’è. Il rifiuto permane, fino all’invito a munirsi di un permesso all’entrata, con assunzione diretta e scarico di responsabilità, in caso di incidente od infortunio, anche se resta dimostrato che il diritto dei disabili ne esce calpestato. Neanche alla dimostrazione che i pochi spazi riservati ai disabili, sono occupati da macchine senza contrassegno e dei vigili, neanche l’ombra. L’atmosfera, ricca di canti , ora si è fatta plumbea, non serve il sole a rischiararla. Vengono interpellati telefonicamente il 113, i carabinieri, che sempre telefonicamente, bontà loro, esortano, i custodi a far entrare i disabili ed a trovare una soluzione. Alcune macchine di proprietà degli stessi custodi, ora convinti, vengono rimosse, i disabili, ora possono entrare, a loro rischio e pericolo.

E’ tutto finito? No! No! No! Quante auto ci sono nel parco, quale la riserva per i disabili. Un diritto, non è un favore da chiedere, una elargizione, un diritto è un diritto. Chi si è reso conto che la giornata dei disabili è stata irrimediabilmente rovinata. Che sarebbe bastato che questo stato, funzionasse, che vi fosse rispetto del cittadino , che vi fosse una presenza dei vigili, che vi fosse educazione, controllo, certezza del diritto, con una normalissima interpretazione del codice della strada. Ma i vigili, a tutto ciò demandati, anche se ora municipali mancano, come sempre.

Altro episodio che ci fa pensare. Altezza del Museo, da Via Pessina. Una macchina con un disabile a bordo, munita di contrassegno, percorre come sempre la strada in salita che porta al semaforo ancora esistente, contrassegnata ancora dalla striscia gialla, pienamente visibile. All’altezza del semaforo, viene fermata da un’auto dei vigili, che contesta il senso vietato, e redige il verbale. Alle rimostranze del disabile, che fa notare che non esiste cartello segnalatore, o che almeno quello esistente non è facilmente visibile, perché, posto sulla destra, in alto, viene nascosto alla vista dal passaggio degli autobus, che è ancora e pienamente visibile la striscia gialla che delimita parte della carreggiata, la vigilessa dopo aver scaricato parte delle responsabilità su un difetto di intervento e manutenzione della ditta appaltatrice, lo apostrofa esortandolo a non “fare teatrino”.

Ancora in un ufficio pubblico, un disabile, necessitando di una firma ad una richiesta di pratica, di valore prettamente sociale, si fa esso stesso partecipe di portare la pratica all’ufficio interessato, la presenta al funzionario, che infastidito da tanta solerzia, risponde che egli può apporre la firma entro i trenta giorni dal ricevimento e rimanda perciò d’ufficio il tutto a settembre, rafforzando il proprio ragionamento con la giustificazione che i disabili, già usufruiscono delle corsie di preferenza.

Vogliamo poi parlare della consegna di ausili usati, senza la dovuta documentazione igienico –sanitaria, senza manutenzione alcuna, necessaria ed improcrastinabile o della mancata accettazione delle richieste dei contributi per le necessarie modifiche apportate alle auto dei disabili, o delle visite per accertamento dei requisiti alla disabilità, avviate, in alcune Asl allo scadere dei sei mesi, e tanto altro ancora.

A tutto questo rispondiamo No! No! No! Insufficienze, abuso d’autorità, omissioni, ritardi inspiegabili, incompetenza, ignoranza, irresponsabilità, tracotanza, cocciutaggine ottusa e prepotenza, presuntuosa sicurezza di inamovibilità, assicurata impunibilità, colpevole assenteismo e tanti altri ancora i reati fatti pesare sui disabili. A tutto questo diciamo basta. Basta anche a chi non ci garantisce il diritto al lavoro, per inadeguatezza delle risposte, per ogni mancanza di organizzazione, tra gli stessi enti dello Stato.

Noi non vogliamo più chiedere favori, non vogliamo che ci venga fatto pesare alcunché, vogliamo che le leggi vengano fatte rispettare. Vogliamo andare a cinema, a teatro, vogliamo prendere un caffè, andare al mare, al ristorante, prendere un autobus, viaggiare in ferrovia, in aereo, vogliamo pernottare in albergo. Vogliamo l’accessibilità, la mobilità, la fruibilità dei pubblici uffici, dei parchi, vivere una vita normale, libera, autonoma.

Ai politici, i rappresentanti eletti di questa italietta da operetta, a questa destra rinunciataria ed infingarda ed a questa sinistra che si è sempre auto ammantata di solidarietà ed ha propagandato inutili provvedimenti di politica sociale, mai concreti ed effettivi, dobbiamo dire a loro scorno e vergogna che non parlino più d’integrazione, non lo vogliamo, non siamo un corpo estraneo, tra noi ci sono medici, infermieri, artisti, ingegneri, professori universitari, filosofi, giornalisti, atleti, studiosi del costume e della storia, professionisti e tanto altro ancora. Siamo cittadini e consumatori. Non chiediamo le piccole elargizioni, i favori fatti cadere dall’alto, per commiserazione, sufficienza o compassione. Vogliamo e pretendiamo il rispetto delle leggi esistenti già.

Chiediamo che venga la meritocrazia e che coloro che non fanno il loro dovere, come i giudici, che rimandano i ricorsi in eterno, i poliziotti che non fanno rispettare la legge, i vigili che non sono al loro posto, i funzionari, gli impiegati, e tutti coloro che mancano al loro dovere, che inzozzano la nostra vita, che rendono problematici i nostri giorni vengano estromessi dagli incarichi. Non ci interessano più le loro piccole beghe, le piccole guerre di potere, le parole altisonanti, le differenze che poi in concreto servono a consolidare le spartizioni già programmate. Bisogna che capiscano che i disabili, possono veramente far loro del male, provocare un calo di popolarità e rovinare loro la rielezione. Devono decidersi ormai se con noi vogliono veramente cambiare questo rovinoso stato delle cose o rischiare di perdere il nostro consenso. Diciamo basta ad ogni tipo di falsa comprensione, solidarietà, sufficienza, compassione.

Temono un autunno caldo, per la contestazione della sinistra estrema, allora,devono temere anche le rivendicazioni dei diversamente abili, non più chiusi tra le mura delle loro case, ma consci della loro forza e della importanza della coesione delle loro istanze.

Domenico Di Renzo
Direttore di “Senza Barriere” Onlus

www.animaecuore.it

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