Campania

In cella il figlio del boss Menditti

L'arresto è stato effettuato dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di CasertaRECALE (Caserta). Una pistola semiautomatica e i pezzi di un fucile da caccia. Un blitz modesto in cifre ma assai rilevante sotto il profilo investigativo quello eseguito ieri mattina a casa di Alessandro Menditti, presunto esponente dell’omonimo clan vicino ai Belforte finito in manette per detenzione illegale di armi.

Per la Squadra Mobile, infatti, potrebbe rappresentare un passo in avanti fondamentale per comprendere cosa sta avvenendo tra Curti, Recale, Macerata Campania e Casagiove, dove la remunerativa attività legata all’estorsioni non ha ancora un gestore ben definito. Una zona d’ombra che i Menditti stanno cercando di riconquistare sotto le insegne dei Belforte dopo essere stati alleati dei rivali Piccolo; ma dopo le perquisizioni e l’arresto di ieri, sarà più difficile portare avanti il presunto progetto di espansione. Prima di Alessandro, 37 anni, nei mesi scorsi sono finiti in carcere gli altri due fratelli Fabrizio e Andrea. Quest’ultimo fu arrestato in compagnia di altri esponenti del clan Belforte di Marcianise poco dopo aver compiuto un’estorsione ai danni degli organizzatori della fiera campionaria di Caturano. Un fermento cui gli investigatori guardano con timore. Anche per questo, negli ultimi mesi, si sono succedute periodicamente perquisizioni e sequestri di armi proprio tra Recale e Curti dove risiedono parte dei Menditti e i vari fiancheggiatori. La principale preoccupazione è che possa scoppiare nella zona una guerra di camorra dopo che il 21 aprile scorso, quindici colpi di pistola furono sparati contro il portone e la finestra dell’abitazione di Curti di Francesco Menditti, padre di Alessandro. Per gli investigatori, si trattò di un’intimidazione dovuta a un presunto sconfinamento operato dai Menditti che avrebbero chiesto il pizzo a una ditta già “protetta” dagli uomini di Michele Iovine, considerato il referente dei Casalesi a Casagiove. Ma l’attentato di tre mesi fa potrebbe essere letto anche come un seguito di vendetta dei Piccolo di Marcianise per il tradimento dei Menditti, passati con i Belforte. Una vendetta già consumata parzialmente nell’ottobre del 2001 quando un esponente della famiglia di Recale, Alessandro, nipote di Francesco, fu ucciso all’interno del bar Impero. In tale quadro di equilibri molto fragili, gli investigatori della Mobile stanno così cercando di anticipare le risposte dei Menditti. È così che ieri mattina a Recale, gli uomini guidati dal neo capo della Mobile Rodolfo Ruperti, hanno fatto irruzione nell’abitazione di Alessandro Menditti scovando una semiautomatica calibro 9 di fabbricazione jugoslava, completa di caricatore e proiettili; la pistola era avvolta in un’asciugamano e nascosta nella pattumeria della cucina, come se fosse pronta a finire nelle mani di un killer. In un’altra abitazione di Casagiove, riconducibile sempre al trentasettenne, sono stati rinvenuti tutti i componenti di un fucile da caccia con matricola punzonata; erano in una canalina di areazione. A Santa Maria Capua Vetere, nell’appartamento di un incensurato, M.A. di 45 anni, è stata trovata una cartuccia calibro 9. L’uomo è stato denunciato.

da “Il Mattino”, 23.08.07 (di Antonio Pisani)

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