Italia

Un perfetto equilibrio

il centro di NapoliNAPOLI. Nelle ultime settimane ho letto un’infinità di articoli su Napoli, la Campania, la gestione dei rifiuti e le ecomafie, la microdelinquenza, per non parlare dell’invivibilità della città.

Polemiche roventi tra intellettuali (o presunti tali) ed il mondo politico, il continuo domandarsi di dove sia finita la borghesia e come contribuisce per il bene di questa città, di questa regione. Ma in questo coro di voci, ho sentito parlare poco di una questione che forse rappresenta la centralità dei nostri problemi quotidiani: non è che forse ci troviamo di fronte ad un “perfetto equilibrio” tra chi dovrebbe decidere le regole e renderle operative con chi queste regole non le rispetta? Mi spiego meglio: mi risulta difficile comprendere (sarà un mio limite!) che la classe politica insieme alla magistratura ed alle forze dell’ordine non siano in grado di intervenire nel miglioramento delle piccole inefficienze che rendono invivibile la città, la regione. Ripartiamo dai piccoli gesti: ricostruiamo il senso civico, la capacità d’indignazione dei napoletani e dei campani. Di leggi ne abbiamo già tante; dobbiamo farle rispettare e Napoli, come buona parte della Campania, fa fatica nel rispetto di regole del buon vivere: la classe politica, la magistratura e le forze dell’ordine sono i soli attori che possono dare il via a questo processo di trasformazione. Perché non parte? Forse a questi attori (ed in primis al mondo politico) non interessa rompere quest’equilibrio paradossale? Tanta indulgenza può essere spiegata solo dall’esposizione a cui sarebbe sottoposta la classe dirigente nel dover creare possibili alternative in seguito alla disgregazione dell’equilibrio maleducato e malavitoso. Napoli, la Campania si fonda su un equilibrio sociale del malaffare che se rotto si ritorcerebbe contro come un boomerang. Si ha la sensazione di essere entrati in “loop” senza via d’uscita; da qui nasce lo sconforto di molti e forse la fuga di molti napoletani e campani (dati Istat: novemila persone via da Napoli nell’ultimo anno). Pertanto come ne usciamo? Qualcuno suggerisce di azzerare la classe politica attuale, di rinvigorirla con forze giovani; ma chi dovrebbe scegliere questa nuova classe? Non sono gli stessi elettori che hanno votato e riconfermato (con percentuali elevatissime di consenso) l’attuale dirigenza politica? Ma non è che in Campania stiamo vivendo un’emergenza democratica e ancora non ce ne siamo resi conto?

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