Italia

Previti, la giunta delle elezioni propone decadenza mandato

Cesare PrevitiROMA. C’è chi sostiene che questo sia un “atto politico”. E chi invece, dopo mesi di attesa, vede comparire all’orizzonte una decisione “giusta”. Nella giornata di lunedì, la giunta delle elezioni della Camera ha proposto, per Cesare Previti, la decadenza del mandato, per “sopravvenuti motivi di ineleggibilità”.

Antonio Di PietroDopo un processo durato dieci anni, la Cassazione aveva condannato il senatore di Forza Italia a sei anni di reclusione. Coinvolto nel processo Imi-Sir/Lodo Mondatori, Previti era accusato di corruzione. La decisione della giunta – 16 voti favorevoli e 11contrari – è solo il primo passo dell’iter: la decisione spetterà alla Camera. “Da oggi decorrono 20 giorni per depositare la relazione, per la quale prevedo tempi stretti, poi ogni giorno è utile per il voto”, ha spiegato al termine della riunione Gianfranco Burchiellaro, relatore in Giunta. In caso di decadenza, al posto di Previti subentrerebbe Angelo Santori, di Forza Italia. “Abbiamo seguito un percorso non pregiudiziale ma di merito – ha detto sempre Burchiellaro, dell’Ulivo – Ci sono state valutazioni diverse, ma credo che la decisione che è stata presa sia ineccepibile sotto ogni punto di vista”. In mattinata, prima della decisione della giunta, c’era stata l’ultima arringa difensiva di Previti: “Se dichiarate la mia decadenza, compite un atto politico. Se mi farete decadere, vi aggiungerete anche voi alla schiera dei miei persecutori che sono riusciti a mandarmi in carcere ma non saranno mai abbastanza bravi da fiaccare la mia forza d’animo che deriva dal fatto che sono stato sempre onesto e leale ma vittima di una vergognosa persecuzione”. Visibilmente soddisfatto, dopo che personalmente si era battuto per una decisione in tal senso, Antonio Di Pietro. “Finalmente!”, è il commento netto del leader dell’Italia dei Valori. Di Pietro si augura, adesso, la massima celerità nel concludere la procedura perché, a suo avviso, “Ogni giorno che passa è un giorno di ingiustizia e illegittimità che permane”.

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