Italia

Crack Parmalat, rinvio a giudizio per Tanzi, Geronzi e Tonna

Calisto TanziL’elenco dei rinviati a giudizio, nel crack Parmalat, solo a scriverlo per intero occuperebbe mezza pagina. Sono, infatti, 66 tra manager, banchieri, affaristi e avvocati.

Tra questi, spiccano nomi illustri, protagonisti di uno dei tracolli finanziari più scandalosi e ingenti—per numero di persone truffate e per consistenza economica—che il Paese ricordi. È stato stilato ieri dal gup (giudice udienza preliminare ) Domenico Truppa, e vede coinvolti in prima linea figure di alta popolarità nel mondo della finanza italiana. Calisto Tanzi, re della Parmalat, e il suo braccio destro, Fausto Tonna, dovranno rispondere di associazione a delinquere e concorso in bancarotta, oltre che di reati a vario titoli, per i quali sono imputate altre 21persone. A Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, viene invece contestato il reato di concorso in bancarotta ed usura. Al suo delfino, Matteo Arpe, solo il reato di concorso in bancarotta semplice. Sono, i due, implicati nella vicenda che vede coinvolti anche Tanzi e la “Ciappazzi”. Capitalia, di cui Geronzi era ai tempi direttore generale, si era esposta considerevolmente con la Ciappazzi, società che gestiva fonti di acque minerali. Per riuscire a rientrare da questa esposizione, aveva favorito l’acquisto, da parte di Tanzi, delle fonti siciliane per un valore di circa 18milioni. Grazie a questa operazione, Tanzi riuscì ad usufruire di un prestito da Capitalia di circa 50 milioni di euro, soldi formalmente finiti nelle casse di Parmalat ma in realtà destinati a Parmatour, società turistica della famiglia Tanzi, le cui casse erano però già abbondantemente disastrate. Tra i rinviati a giudizio anche Giampiero Fiorani e Massimo Armanini, oltre ad avvocati del calibro di Sergio Erede, Cesare GeronziPaolo Sciumè e Michele Ributti. A Geronzi e ad Arpe viene attribuita la responsabilità del fallimento della Ciappazzi: fallimento che, dopo l’acquisto delle fonti da parte di Tanzi, sarebbe stato solamente procrastinato. Riguardo ai rapporti tra Geronzi e Tanzi, dalle parole del gup emerge che Geronzi “ha dato appoggio a Calisto Tanzi al di là delle regole che presiedono nalla valutazione del merito creditizio”. Sebbene, quindi, Parmalat versasse in condizioni tragiche. E i vertici di Capitalia erano “ a sicura conoscenza dello stato di decozione delle attività turistiche (Parmatour) della famiglia di Collecchio e di quello di insolvenza della Parmalat. Questi elementi possono, dunque, costituire un pilastro per sostenere validamente l’ipotesi di consapevole contributo dei suoi vertici alla determinazione del dissesto”. Pertanto, pare, l’affare tra Tanzi e Ciarrapico (Ciappazzi) ha visto la consapevole partecipazione di Capitalia: un affare fatto non solo per il bisogno di capitali liquidi da parte di Tanzi, “ma soprattutto perché dell’affare aveva bisogno Capitalia”, per risolvere la pratica Ciappazzi. Solo in questi termini possono essere comprese “la fretta, la caoticità, i tanti errori formali” che caratterizzarono le modalità dell prestito di 50 milioni, ottenuto da Tanzi in soli tre giorni. Il processo Ciappazzi dovrebbe iniziare nel marzo 2008, e solo allora potremmo sapere di più dei destini di questi allegri protagonisti della cosiddetta “finanza creativa” italiana.

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