Quarto

Il Boss di Quarto Oggiaro

SpacciatoriMILANO. L’operazione Una settimana fa la polizia arresta Mario Carvelli, boss di Quarto Oggiaro; 14 i fermati. Giovedì 26 luglio Carvelli viene scarcerato. “City” vi racconta come si è svolta l’operazione della polizia. Da giovedì 26 luglio è di nuovo libero. Qualcuno forse si è preso colpe non sue. Nella malavita le cose girano così. Al capo vanno rispetto e protezione. La galera è per i picciotti. Per loro S.Vittore è il Berchet del crimine.

Boss in mutande
Mario Carvelli, classe 1965 di Petillia Policastro (Calabria) lo arrestano il 23 luglio. E quando la polizia fa irruzione in via Capuana 3, lo trova sul letto in mutande. “Spero che possiate vivere a lungo”, dice agli agenti. Poi non parla più. Perché in via Capuana a Quarto Oggiaro, il Poma – il soprannome di Carvelli -, è un re rispettato. Tanto che mentre lo portano fuori sono in 50 a urlare contro la polizia che “osa” arrestare lui e Anna Luciani più nota come “mamma cocaina”.
Il potere dei clan
Due ore prima, il commissario Angelo De Simone esce dall’ufficio. Subito i fischi dei picciotti si rincorrono di palazzo in palazzo. A Quarto Oggiaro è il segnale che la “madama” è in giro. De Simone, però, sa che questa è la serata giusta per fermare Carvelli. Sulle spalle 15 anni di galera per mafia. Scarcerato da 3 mesi, il Poma è tornato a Quarto Oggiaro e si è ripreso la piazza. Un businnes che condivide con la cosca dei Tatone. Casertani di Casaluce, i Tatone sono i re di via Pascarella e piazzetta Lopez. Imperatori della coca in grado di “smazzare” anche un etto alla volta, sono soprannominati “i mezzi pazzi”. Tra i clan c’è una pax sancita in nome del denaro. Un legame talmente solido che lo stesso Carvelli avrebbe “regalato” al nipote una piazza di spaccio.
Mamma cocaina
Alle otto, il commissario arriva nella zona dell’appostamento, a pochi metri dai “paletti” di via Traversi. Ad attenderlo, l’ispettore Domenico Grasso, un calabrese dalla parlata schietta. “Dottò – dice Grasso – . Eccoli che arrivano”. Sono in due. Il primo tiene la testa alta come gli hanno insegnato a S.Vittore. Lo chiamano il Colonnello, perché a 24 anni è già uno che conta. L’altro ha 28 anni e lo sguardo strafottente. È il classico cavallo (spacciatore). Proseguono verso via Capuana. “Guarda chi c’è – dice De Simone – : la vecchia”. Dal balcone di via Capuana 3 si affaccia “mamma cocaina”. Anna Luciani, classe ’46 di San Severo di Foggia, ha i capelli ossigenati e indossa un grembiule a fiori. Getta delle chiavi. Il cavallo le raccoglie ed entra. Il Colonnello si allontana. “Il cavallo sta tornando con la roba – dice Grasso – . Dalla vecchia ci deve essere l’imbosco”. De Simone annuisce. “Quando ritorna facciamo irruzione”.
Lo spaccio
Le prime dosi se ne vanno in pochi minuti. Le auto arrivano, accostano, pagano, ritirano e partono. Una dose va a 40 euro. In una notte – dalle 20 alle 6 – se ne fanno 100 per un totale di 4.000 euro. Di questi 3.500 vanno a Carvelli, il resto ai ragazzi. “Ehi, compà”. Ai “paletti” è arrivato Robertone, detto mano mozza , 38 anni e diversi precedenti. Un cliente a bordo di un Suv accosta. Ritira e sgomma via. “Questa sera ti do 100 euro per reggermi i soldi, da domani inizi a lavorare”, dice lo spacciatore a mano mozza . Un altro cliente se ne va, seguito da uno scooter con due ragazzine. Fanno la ronda. A fine serata prenderanno 50 euro a testa.
Il blitz
Qualche minuto e passa uno dei Tatone a bordo di un T-Max scuro. In via Capuana, arriva Carvelli. Il cavallo ha finito la scorta e si avvia all’imbosco. L’ispettore Grasso con due agenti è già in via Capuana. Si nascondno dietro le scale. Osservano il cavallo entrare in casa di “mamma cocaina”. Il tempo di un respiro e sono dentro. Anna Luciani inizia a gridare. Nell’appartamento ci sono quadri, tv al plasma e un muro in pietra viva. La notizia del blitz ha già fatto il giro del quartiere. Tutti urlano contro la polizia. “Mamma cocaina” pretende di andare a piedi al commissariato. Raccoglie consensi, stringe mani. Carvelli esce per ultimo.

city.corriere.it

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