Italia

Smaltimento illecito di rifiuti, nei guai Impregilo e Bassolino

Antonio Bassolino nei guai per l'accusa di smaltimento illecito di rifiutiNAPOLI. Dopo il clamore nazionale e internazionale che la “vicenda rifiuti” ha sollevato, qualcosa comincia a muoversi. In una spirale di colpe che rimbalzano da una parte e dall’altra, cominciano ad emergere fatti e nomi di persone e società coinvolte nel mare magnum della delinquenza ambientale.

Il gip Rosanna Saraceno ha firmato un’ordinanza interdittiva che vieta per un anno alla “Impregilo”, insieme ad altre tre società del gruppo (Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti) , di contrattare con la pubblica amministrazione “relativamente alle sole attività di smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti”. È stato disposto, inoltre, il sequestro preventivo di una somma pari a circa 750milioni di euro. Tradotto in soldoni: tutto il ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania sarebbe stato gestito, per anni, da società affidatarie che già sapevano di non poter rispettare il contratto. L’indagine sull’appalto conferito alla Impregilo ha fatto emergere, secondo quanto detto dal giudice, “la sistematica violazione degli obblighi contrattuali e una gestione del servizio lontana dai criteri e dai parametri che avrebbero dovuto informarla.” Gli illeciti contestati alla società sarebbero quelli di truffa aggravata ai danni dello Stato. Chiaro, il commento del ministro dell’ambiente, leader dei Verdi, Alfonso Pecoraio Scanio: “Sta emergendo quello che noi Verdi sostenevamo da tempo, ossia che non si poteva mettere Impregilonelle mani di una singola società tutto il ciclo dello smaltimento dei rifiuti”. Intanto, il procuratore capo Giandomenico Lepore, commenta così: “Le società affidatarie sapevano già di non poter rispettare il contratto. Cio nonostante veniva fatto apparire un corretto e regolare adempimento del servizio attraverso una falsa rappresentazione di una produzione conforme ai parametri”. La possibilità di tutto questo sarebbe stata offerta da chi della gestione del meccanismo era allora responsabile. La procura dovrebbe quindi chiedere il rinvio a giudizio per Antonio Bassolino (allora commissario per l’emergenza rifiuti), insieme a una nutrita schiera delle 23 persone indagate. La responsabilità di Bassolino sarebbe da ascrivere alla “complicità e alla connivenza di chi aveva l’obbligo di controllare” la regolarità dell’operato delle società risultate inadempienti. Cioè lui. Era il 19 Novembre del 2002 quando Bassolino non esitava a dipingere meravigliosamente una situazione che non era che l’anticamera di quella attuale. In una nota alla Presidenza del Consiglio, il governatore della Campania attribuiva alla situazione “caratteristiche di maturità tali da costruire un punto di riferimento in termini di modello tecnologico-gestionale”. Ma il gip Saraceno, nell’ordinanza interdittiva, scrive che “nel momento in cui tali dichiarazioni venivano rese, l’intera frazione organica lavorata negli impianti di cdr veniva gettata direttamente in discarica”. Esecrabile dunque, per il gip, la gestione dei rifiuti, caratterizzata da “una sostanziale inerzia della struttura commissariale”. Il commissario – prosegue la Saraceno – ha agito quale delegato del Presidente del Consiglio, esercitando poteri straordinari. Il delegato è responsabile degli atti adottati e pur usufruendo di una struttura complessa e di attività tecnica, non può spogliarsi dei suoi doveri di scelta e di direzione”. Le imputazioni sono chiarissime, tali da spingere la Procura a poter chiedere il rinvio a giudizio per Bassolino. Il quale, sempre stando alle dichiarazioni del gip “risulta essere stato messo al corrente delle problematiche con cadenza mensile e quotidiana”. Ma nonostante questo, la situazione è sotto gli occhi di tutti: l’emergenza rifiuti non smette un solo giorno di far parlare di sé.

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