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G8, vicequestore ammette pestaggi. “Fu una macelleria messicana”

La scuola Diaz occupata nell'anniversario del G8“Fu un intervento alla cieca e quello che vidi sembrava una macelleria messicana…e poi quell’agente corpulento, grasso, che davanti al volto di una ragazza ferita mimava un coito…un comportamento indegno per chi appartiene alle forze dell’ordine…”.

I fatti del G8 di Genova, nel 2001, sono tracce indelebili stampate nella memoria di chiunque. Quegli stessi fatti che sono stati raccontati in un modo dalle forze dell’ordine – e suffragate da forze politiche che della polizia prese le parti – e in un altro, completamente opposto, da chi subì dagli agenti un trattamento non proprio delicato. Le parole in corsivo, sopra, sarebbero normale amministrazione, se fossero state pronunciate da un manifestante, da un cittadino qualsiasi che negli scontri fu coinvolto. Normale amministrazione, nella misura in cui ripeterebbero ciò che mille altre volte fu detto: espressione naturale di un punto di vista che, limpidamente, sostenne la brutalità dell’atteggiamento assunto, in quella circostanza, dagli organi di Polizia. A pronunciarle, tuttavia, quelle parole è Michelangelo Fournier: l’uomo che al tempo era comandante del nucleo antisommossa. Ieri mattina, davanti al tribunale di Genova che deve decidersi in merito alla condotta di 29 funzionari di Polizia, accusati di aver il vicequestore Michelangelo Fournierallestito false prove dell’irruzione alla scuola Diaz, Fournier ha raccontato tutto. Racconta di manganelli micidiali (“mi auguro che restino sequestrati per mille anni”), e delle minacce, e delle botte, e poi delle umiliazioni di cui si resero protagonisti i poliziotti. “Non ne ho mai parlato con nessuno ad eccezione del mio avvocato – esordisce l’uomo che attualmente ricopre l’incarico di vicequestore. – Mi sono portato una croce per sei anni. Non ho parlato prima per spirito di corpo e amor di patria. Perché vengo da una famiglia di poliziotti, ed ho preferito astenermi. Il mio intento era quello di non arrecare danno all’amministrazione, di non spalmare fango. Oggi, in una situazione più tranquilla, ritengo doveroso chiarire”. Il vicequestore vuole, al contempo, sottolineare che “gli energumeni che pestavano persone inermi, che fermai con difficoltà, e prima di riconoscermi come funzionario mi insultarono”, non appartenevano, tuttavia, al suo Nucleo speciale antisommossa. L’uomo riferisce anche che, insieme al suo comandante, Vincenzo Canterini, commentò disgustato: “Che schifo, io con questi non ci lavoro più”.

E a chi gli chiede perché non identificò allora i protagonisti di quelle nefandezze, lui chiosa: “In quella situazione non era possibile, e poi gli eccessi nell’ordine pubblico sono una patologia che esisterà sempre. Ma alla scuola Diaz, c’è stato qualcosa che è andato oltre”. Come naturale conseguenza alle parole di Fournier, si riaccendono gli imperativi di chi chiede una commissione d’inchiesta parlamentare sul G8 del 2001. A pretendere la nomina della commissione, Vittorio Agnoletto, all’epoca portavoce del Genova Social Forum. “Finalmente dopo sei anni un poliziotto trova il coraggio di dire la verità: che alla Diaz vi fu un vero e proprio massacro. Allineati con Agnoletto, Giovanni Russo Spena, capogruppo Prc in Senato, Pino Sgobio, Claudio Grassi, Francesco Caruso, Paolo Cento, sottosegretario all’Economia, ed ancora altri. Che tra l’altro vorrebbero la rimozione dei vertici della Polizia, in primis di Gianni De Gennaro. La confessione del vicequestore, dunque, suona come una rivelazione che non può non ferire Heidi Giuliani, madre di Carlo, manifestante ucciso dalla pistola del carabiniere Mario Placanica, durante gli scontri in piazza Alimonda, a Genova. “Abbiamo atteso quasi sei anni – dice la donna, attuale senatrice Prc – anche se i manifestanti lo hanno detto, testimoniato, filmato. È la prima persona onesta (in riferimento al vicequestore) tra le forze dell’ordine che parla pienamente. Occorre una commissione per valutare le responsabilità di chi, quel giorno, gestiva l’ordine pubblico. Anzi: il disordine pubblico. In riferimento al capo della Polizia, De Gennaro, dice: “In qualsiasi altro paese gli scontri del G8 di Genovacivile, qualcuno gli avrebbe chiesto di rendere conto del suo operato. In realtà è successo il contrario: tutti i dirigenti di quelle giornate sono stati promossi. L’ultimo è stato Adriano Lauro: comandava il plotone di Polizia e Carabinieri nella zona di piazza Alimonda, è stato promosso questore. È stato quello che, subito dopo l’uccisione di Carlo, aveva urlato ad un manifestante: l’hai ammazzato tu con una pietra!”. In relazione alla scuola Diaz, si ricorda che circa cinque anni e mezzo fa, nell’occasione del G8, una novantina di persone che dormivano avvolti nei loro sacchi a pelo, sul pavimento della palestra della scuola, furono picchiati e successivamente pestati barbaramente. La polizia irruppe nella scuola – messa a disposizione dal comune di Genova per gli organizzatori del Genova Social Forum – in una sorta di spedizione punitiva. Successivamente, le forze dell’ordine mostrarono, come armi usate dai “dormienti”, attrezzi da lavoro edile recuperati in una sala della scuola, e due bottiglie molotov. Le due bottiglie sarebbero state rinvenute in un’altra zona di Genova, ore o addirittura giorni prima. Custodite in questura, pare che siano sparite.

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