Caserta

Vescovo Riboldi: “Ricostruire fiducia tra cittadini e politica”

Il Vescovo Emerito Antonio RiboldiCredo sia desiderio e diritto di tutti la costruzione di una società dove regni la giustizia e, da questa, la pace. E quando le cronache sbattono in prima pagina, calcandoli oltre il necessario, comportamenti dei responsabili nella politica, che sono crimini, anche se da dimostrare, giustamente si crea un vuoto pericoloso di fiducia tra la gente semplice e onesta.

Succede così a Caserta, ma non c’è giorno che fatti ignobili, dove la politica è malaffare, non vengano alla luce, ovunque.

È veramente minare alla base un aspetto del vivere civile, la politica appunto, che non deve essere demolito, ma va invece costruito giorno per giorno, con la collaborazione di tutti, perché si tratta del bene comune.

Ricordo una frase con cui il grande Giovanni Paolo II, in una enciclica, che parlava di ‘solidarietà’, spiegava la sua comprensione verso il distacco della politica, quando questa è un coltivare interessi personali o di partito, ma nello stesso tempo invitava tutti a essere costruttori di una vera e sana giustizia politica.

È lo stesso concetto che viene affermato da Papa Benedetto XVI, nella sua enciclica “Deus caritas est”: «Il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica. Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe ad una “grande banda di ladri”, come disse una volta S. Agostino. “Rimossa la giustizia – affermava – che cosa sono i regni se non ladrocinio”. La giustizia è lo scopo e quindi anche la misura intrinseca di ogni politica. La politica è più che una semplice tecnica per la definizione di pubblici ordinamenti: la sua origine e il suo scopo si trovano appunto nella giustizia e questa è di natura etica. Così lo stato si trova di fatto inevitabilmente di fronte all’interrogativo: come realizzare la giustizia qui ed ora?» (n. 28).

Il Vescovo Riboldi con Papa Giovanni Paolo IIUn’indicazione di “come” ogni politico dovrebbe amministrare un Comune o una Provincia o ancor di più lo Stato, ci viene dalle parole di Cristo: «Io non sono venuto per essere servito, ma per servire» e dette un esempio a tutti di cosa si intenda per “servizio” nella lavanda dei piedi.

Ogni cittadino che si offre per essere eletto, di fatto diventa ”servo” di chi affida a lui il bene della città o della nazione.

Dovrebbe, ogni eletto, tenere sempre presente il programma proposto a chi lo ha scelto, ma ancor più “farsi servo” dell’elettore.

In altre parole, direbbe un proverbio, “non fare dei poveri lo sgabello del comando”, ma, al contrario, “diventare lui sgabello per i poveri”.

Chissà se, quando si chiede fiducia nelle campagne elettorali, si sente anche la grande responsabilità che ci si assume verso chi, col voto, dona fiducia?

Nessuno, che abbia un minimo di dignità, usa la fiducia altrui per propri interessi, tanto meno, raggiunto il potere, lo usa per interessi che sono crimini!

La grandezza di un uomo politico è nel rispettare gli impegni e costruire quel regno di giustizia e pace, che solo crea fiducia. C’è sempre stata la maledetta voglia di farsi strada, a volte scegliendo scorciatoie che sconfinano nel crimine.

Ricordo che, quando negli anni Ottanta lottavo con i giovani, per eliminare il grande male della camorra – e pare sia così anche oggi – davanti alla voglia di pulizia che, giustamente, era nei giovani, meravigliosi sognatori del bello e del giusto, così mi rivolgevo ai politici: «Sapete che molto dipende da voi nell’estirpare il male della violenza Fate in modo che la gente si senta veramente protetta e amata da voi e possa, finalmente, sentire una vostra “presenza”, attraverso una vigilanza attiva e forte, una politica che assicuri una casa dignitosa e il diritto al lavoro per tutti, una serenità nel domani; una “presenza” che sia segno della vostra fedeltà al ruolo che esercitate e della vostra saggezza; una “presenza” in cui traspaiano la vostra onestà e competenza, il vostro culto per la verità e la giustizia. La nostra gente vi sarà grata più di quanto la criminalità possa essere grata verso gli uomini pubblici disonesti e corrotti» (dalla Lettera Pastorale “Per amore del mio popolo non tacerò”, novembre 1982).

Sono parole che vanno molto bene ancora oggi e chiedono di essere ascoltate.

È tangibile il distacco della gente dalla politica ed è un male gravissimo, perché mina alle fondamenta la società e le istituzioni. Bisogna fare presto a “ricostruire la fiducia” proprio partendo da quel “lontano” invito. Per il bene di tutti.

E verrebbe da dire: se ciò avvenisse, che “non tutti i mali vengono per nuocere”, ma possono essere la giusta partenza per una novità di civiltà della politica.

Don Antonio Riboldi -Vescovo emerito di Acerra

dal sito di Mauro Nemesio Rossi (http://digilander.libero.it/mauronemesio)

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