Caserta

Il ciclone tangenti travolge la Provincia

Acconcia - De Franciscis - Cecere CASERTA. I pm: appalti pilotati e favori in cambio di voti e soldi Tra i coinvolti due ex assessori e un sanitario di Alvignano. Un terzetto di ferro, uniti da un patto solidissimo di amicizia e di collaborazione. Due consiglieri provinciali e il direttore generale, che oltre la politica, oltre il partito, erano accomunati dall’interesse: quello per i lavori, per gli appalti da assegnare e da gestire in condominio con le imprese di fiducia.

Soldi, soldi pubblici, che finivano nelle tasche dei consiglieri-imprenditori ma che servivano anche a comprare il consenso nei bacini elettorali dei due esponenti politici, e cioè a San Cipriano d’Aversa e ad Alvignano. Comune, questo, di poche migliaia di anime e di grandi aspettative. Il luogo che ha segnato l’inizio della fine e cioè la nascita dell’inchiesta giudiziaria che, all’alba di ieri, ha scatenato il terremoto a corso Trieste, nel palazzo della Provincia di Caserta. Anthony AcconciaDomenico BovePerché ieri i carabinieri del Reparto operativo hanno arrestato il direttore generale dell’ente, Anthony Acconcia, e i due consiglieri dell’Udeur Giacomo Caterino e Domenico Bove. Con loro, anche il padre di Bove, Mario, dirigente dell’Asl, e due ex assessori di Alvignano, Sergio Romano e Antonio Simeone. Tutti coinvolti in un giro di mazzette, gare truccate, appalti pilotati, favori e compiacenze acquistate a suon di verbali falsi e delibere aggiustate. A beneficiarne, un piccolo esercito di imprenditori, per due dei quali l’arresto è stato negato ma che non potranno lasciare il paese di residenza nel quale sono stati confinati dal gip. È un sistema di potere clientelare e corrotto, quello raccontato dal gip Giuseppe Meccariello nelle 46 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare. Un documento d’accusa che riassume gli atti dell’inchiesta dei carabinieri, indagine coordinata dai pm Alessandro Cimmino e Paolo Di Sciuva, nata quasi per caso nell’autunno del 2005, quando un imprenditore di Alvignano, Roberto Civitillo, denunciò di essere stato costretto a pagare tangenti al sindaco, soldi versati sul conto postale della fidanzata. Denaro che però non era servito a farlo rientrare nelle grazie del giovane primo cittadino (Domenico Bove ha compiuto 31 anni domenica scorsa). Cercando i riscontri a quella denuncia, è poi arrivato il resto. Giacomo CaterinoE cioè, la scoperta che nel piccolo Comune dell’Alto casertano operava una vera e propria banda che delle tangenti aveva fatto il suo modus operandi: i due Bove, Simeone e Romano, Sergio Romanocon la collaborazione degli imprenditori di turno beneficiati dal loro favore. Sindaco e assessori deliberavano, Bove senior, è scritto nell’ordinanza, faceva la sua parte fornendo «al buio» le certificazioni sanitarie necessarie all’avvio dei lavori. Tirando il filo, attraverso le intercettazioni telefoniche si è scoperto che Bove, consigliere provinciale eletto nell’aprile del 2005, presidente della commissione urbanistica (e cioè quella che decide sui piani regolatori), a corso Trieste aveva stretto un patto con un collega di partito, Giacomo Caterino – ex vicesindaco a San Cipriano, titolare di un’impresa edile, la Cle, e parentele ingombranti nei piani alti del clan dei Casalesi – e con il direttore generale della Provincia, Anthony Acconcia, ex sindaco a Capodrise, uomo di fiducia del presidente Alessandro De Franciscis che gli aveva affidato l’incarico manageriale superando l’opposizione degli stessi alleati di governo. Bove e Caterino fanno riferimento a lui ogni volta che c’è da aggiustare una gara, soprattutto quando bisogna assegnare i lavori per la costruzione dei Centri per l’impiego a Capua, Aversa e Piedimonte Matese. Acconcia è il presidente della commissione, Bove detta a telefono al collega gli importi da inserire nelle buste. Le gare sono truccate, conclude la Procura (e il gip conferma), contestando ad Acconcia (che come Bove senior ha ottenuto gli arresti domiciliari) l’accusa di turbativa d’asta. Alla quale si aggiunge quella di falso quando dalle intercettazioni (e dai successivi riscontri) si scopre l’affare-Casagiove, che ruota attorno alla modifica delle aree della 167 del nuovo piano regolatore. Approvato in consiglio provinciale, rilevano i magistrati, dopo aver indotto in errore maggioranza e opposizione. A tutto vantaggio di Giacomo Caterino e della sua Cle, che quelle variazioni aveva sollecitato e ottenuto.

Il Mattino (ROSARIA CAPACCHIONE)

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