Caserta

I retroscena della modifica dell’area 167 di Casagiove

intercettazioniCASERTA. Come costruire a tavolino una variante al Piano regolatore, beffandosi dell’intero consiglio provinciale con il fine ultimo di agevolare l’impresa di un amico. È la storia di un falso documentale, ricostruita dai carabinieri del Reparto operativo di Caserta attraverso le telefonate di Domenico Bove, Giacomo Caterino e Anthony Acconcia, conversazioni intercettate nel periodo compreso tra il 9 e il 16 dicembre del 2005, data di approvazione del documento urbanistico di Casagiove, comune a ridosso della Reggia borbonica.

Provincia CasertaLa prima conversazione registrata è quella tra Acconcia e Bove. È il direttore generale della Provincia a chiamare e a informarsi con il presidente della commissione urbanistica dell’esito dell’istruttoria. Ed è lui a chiedere una riapertura della pratica per alcune «piccole modifiche», ricordando però all’amico consigliere che i tempi sono stretti, che le scadenze incombono, che bisogna superare le perplessità del sindaco Enzo Melone. Bove scatta sull’attenti e rassicura Acconcia: «Nuova riunione della commissione tra un’ora». E poi riferisce i retroscena all’amico (e socio, come lo chiama più volte nel corso delle telefonate intercettate) Giacomo Caterino, chiedendo consiglio per non interferire sulla pianificazione urbanistica già deliberata. Nel pomeriggio dello stesso giorno, convulso scambio di telefonate tra i due consiglieri provinciali, Bove si lamenta dell’approssimazione della richiesta di modifica al Prg e spiega: «C’è un taglio, un taglio sulle zone della 167». E a Caterino, evidentemente interessato alla stessa lottizzazione, chiede: «Se tu mi sai dire la strada dove sta questa cosa io ti posso dire se quella o meno. Mi ha portato (Acconcia, ndr) una piantina con evidenziata qual’era l’area senza scrivere né di chi è, né chi ha fatto la richiesta, né in che strada stava. Io il parere l’ho fatto, però lunedì mattina ci sarà la decisione se inserirlo o meno: tu vacci un po’ prima». Caterino e Bove sono preoccupati, temono che quella modifica improvvisa faccia saltare un altro emendamento che li riguarda direttamente e che in Consiglio non deve arrivare, per evitare i sospetti e le domande dei colleghi. La riunione della commissione diventa urgentissima, il disco verde di Acconcia indispensabile. Ed ecco il guizzo di Bove, la trovata d’ingegno: coinvolgere anche il presidente Sandro De Franciscis, a quel tempo presidente provinciale dell’Udeur. Suggerisce, Bove, a Giacomo Caterino di chiamare De Franciscis e di lamentarsi per il disinteresse di Acconcia. Gli dice di farlo quella stessa sera, perché sarebbe stato in sua compagnia e avrebbe a sua volta caldeggiato la richiesta. Caterino esegue, e tutto procede secondo i programmi. Il 16 dicembre, come da programma, la variante al Prg di Casagiove viene approvata all’unanimità dal consiglio provinciale. Nella pratica c’è il verbale della commissione urbanistica che ha licenziato il nuovo tracciato ma, accerteranno poi i carabinieri e la Procura di Santa Maria Capua Vetere, la riunione della commissione non c’è mai stata. Il verbale, insomma, è falso. Acconcia, scrivono i pm sammaritani e il gip, era a disposizione dei consiglieri Caterino e Bove. E rafforzano l’accusa riferendo i dettagli dell’operazione per la costruzione dei tre Centri per l’impiego: ad Aversa, Capua e Piedimonte Matese. C’è da reperire le aree per la costruzione, c’è da dispensare i soldi pubblici destinati all’opera. Gli amici non possono essere dimenticati, Giacomo Caterino (attraverso il suo prestanome Mario Coppola) mette le mani su Aversa e Capua (arriva addirittura a chiedere la concessione di aree al Comune prima dell’apertura delle buste per l’aggiudicazione della gara, pilotata sin dalla stesura del bando); Domenico Bove su Piedimonte Matese. Ad Acconcia, che presiede la commissione per l’aggiudicazione delle aree, la telefonata di raccomandazione per Renzo Ambroselli (che, come Coppola, ha l’obbligo di dimora) arriva nel corso delle operazioni di aggiudicazione. La voce a telefono è proprio quella del direttore generale, l’accusa che ne deriva è di turbativa d’asta. Sempre insieme, il patto di ferro tra Acconcia, Caterino e Bove appare inossidabile anche se non sempre gli interessi dei tre coincidono. Ed è per questo che il gip Giuseppe Meccariello non ha contestato l’associazione per delinquere finalizzata al controllo degli appalti pubblici, reato che invece è stato ritenuto sussistente per quanto riguarda la «banda di Alvignano» e cioè Domenico Bove, il padre e i due assessori. Dei reati di turbativa d’asta e falso i tre rispondono, infatti, in concorso. Ed è questa la ragione che ha portato il giudice delle indagini preliminari a prevedere per il direttore generale della Provincia la misura degli arresti domiciliari invece del carcere, ordinato invece per gli altri due. Differenza ben spiegata nell’ordinanza cautelare che sarà contestata negli interrogatori previsti per lunedì (i detenuti in carcere) e martedì (i due agli arresti domiciliari).

Il Mattino

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