Caserta

De Franciscis: “Non alimentiamo cultura del No”

Sandro De FranciscisCASERTA. Il presidente della Provincia, Sandro De Franciscis, attraverso il suo blog, parla dell’emergenza rifiuti, rivolgendo un invito a non fomentare la cultura del sospetto e, soprattutto, quella del “No”.

Dal Blogdi De Franciscis:

Ho apprezzato molto l’iniziativa della Seconda Università di dare vita ad un corso di aggiornamento sul recupero di energia e materia dai rifiuti solidi. Lo dico perché penso che l’occasione fornisce l’opportunità di creare sul territorio competenze e know how su normative, processi e tecnologie in materia anche se, come ho sottolineato nel mio saluto agli studenti a San Leucio, il confuso scenario attuale – fatto di emergenze combattute con provvedimenti tampone – impedisce a tali conoscenze di esprimersi e realizzarsi compiutamente. All’Università, però, riprendendo anche una osservazione del sindaco di Caserta da me pienamente condivisa, ho anche rivolto l’invito ad assumere un ruolo più incisivo nel dibattito sulle modalità di smaltimento dei rifiuti nelle nostre aree che pare coinvolgere in misura minore chi per conoscenze ed esperienze maturate avrebbe pienamente titolo a parlare. Osservo questo anche in riferimento all’allarmismo suscitato da determinati ambienti sui presunti rischi per la salute delle persone che deriverebbero dalla presenza di una discarica a norma le cui emissioni, così come il materiale che vi viene conferito, sono controllate costantemente. Io penso che ci troviamo, invece, in una fase storica che ha bisogno di certezze e che queste possano essere certificate da un dibattito più alto e che non si esaurisca nella contrapposizione “discarica sì, discarica no”. Il “no” a prescindere, dalla Tav al Mose passando dal nucleare per scopi civili fino all’individuazione – per venire alla cose nostre – di siti per lo smaltimento dei rifiuti, non può che essere posizione di retroguardia se si pensa al ritardo accumulato nei confronti di altri Paesi della nostra stessa Europa sul fronte della mobilità, delle risorse energetiche, della vera difesa dell’ambiente. Come scrive il sempre acuto Mario Ajello sul Messaggero di oggi, “se tutti questi no vincessero, sarebbe come trovarsi in un paesaggio nel quale lo sguardo breve s’impone sullo sguardo in prospettiva, il particolarismo schiaccia l’interesse generale, la conservazione vince sullo sviluppo”. Per questo i gazebo per chiedere le dimissioni delle istituzioni locali e le messe celebrate sulle discariche non servono, proprio perché non risolvono i problemi ma anzi, fomentando la cultura del sospetto, acuiscono la frattura con il paese reale che chiede alla politica di operare scelte e dare risposte e non più di traccheggiare e prendere tempo. In questo scenario, anche gli schemi predefiniti che non pongono al riparo da spinte localistiche come il decreto del Consiglio dei Ministri dell’11 maggio scorso e la recente legge regionale sul ciclo dei rifiuti tolgono importanti margini di decisione e di operatività anche a chi, sul proprio territorio, ha operato scelte coraggiose dettate dal senso di responsabilità e di collaborazione con lo Stato. La Campania, la nostra terra, non è solo quella dipinta nel pur fedele reportage di Roberto Saviano sul numero in edicola de l’Espresso ma occorre fornire a chi ha dimostrato di voler fare l’interesse delle comunità strumenti e risorse per dar corso a quello che ancora Ajello definisce “nuovo decisionismo democratico”.

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