Caserta

Bove, le gare truccate e il bosco in regalo

UfficiCASERTA. L’obiettivo principale? La scalata al potere, da giovane sindaco di un piccolo comune dell’Alto casertano a esponente politico di spicco del comprensorio alifano-matesino, forte, in partenza, dei suoi 25 anni e dei consigli fidati di papà Mario, medico chirurgo come lui, famiglia influente ad Alvignano e di vecchio stampo democristiano.

CasertaDomenico Bove, nella primavera del 2002, viene eletto per la prima volta sindaco con soli 131 voti di scarto dalla lista avversaria targata Cdl, allora capeggiata da Vincenzo Aceto. Edilizia, approvazione del prg, apertura di nuovi cantieri in paese sono da subito le priorità cui il neosindaco dichiara di voler mettere mano. Una sensibilità particolare verso il cambiamento d’immagine del paese, in termini di arredo urbano, infrastrutture, edilizia scolastica, castelli e centro storico, nonostante il vento contrario della politica nazionale e provinciale: lui, giovane rampollo di una famiglia ispirata ai valori cristiani e cattolici, impegnato in una mastodontica azione di restyling e maquillage del paesino alle porte del Matese, pur con una giunta provinciale di centrodestra non amica, composta, tra l’altro, da Angelo Di Costanzo, suo concittadino e, all’epoca, potente assessore alla viabilità dell’esecutivo Ventre. I veleni e gli scontri della politica, di conseguenza, non tardano ad arrivare: il nervosismo che si respira in paese già ad un anno di distanza dalle elezioni è palpabile, al punto che il senatore azzurro Emiddio Novi, qualche tempo dopo, presenta una interrogazione parlamentare, alla luce delle indagini della magistratura tese a mettere a fuoco presunti illeciti commessi nell’attività amministrativa della giunta. In realtà, l’intervento di Novi è solo la punta di un iceberg che cela tensioni e dissapori maturati lentamente fra il sindaco Bove e molti suoi ex sostenitori eccellenti. I carabinieri, fra l’ottobre e il novembre del 2005, raccolgono infatti le lamentele di non pochi imprenditori locali, fra cui quelle di Roberto Civitillo e di Arturo Corvino: intimidazioni, pressioni, richieste di mazzette camuffate in prestiti personali richiesti personalmente da Bove sono le accuse dirette che i due muovono all’ex sindaco, che nel frattempo lascia la Margherita, approda all’Udeur e diventa consigliere provinciale e presidente della commissione urbanistica, oltre che nemico giurato di Gianluigi Santillo, presidente del consorzio Ce1 per lo smaltimento dei rifiuti: quest’ultimo viene comunque riconfermato alla guida dell’ente nell’estate del 2005, dopo che proprio Bove cerca di sfidarlo, proponendosi alla presidenza del consorzio, tentando un altro passo della sua ascesa politica, ma minando alla base un delicato equilibrio da manuale Cancelli messo su, all’epoca, trasversalmente dalla Cdl e da tutti gli altri partiti del centrosinistra, nel tentativo di defenestrare la Margherita di Dante Cappello dai cda degli enti sovracomunali. I nodi, però, cominciano a venire al pettine, le indagini continuano a fare il loro corso e il 1 marzo del 2006 i carabinieri della compagnia di Piedimonte Matese perquisiscono il Comune, l’ufficio in Provincia di Bove e le abitazioni private del sindaco e dei due assessori comunali Sergio Romano e Antonio Simeone, rispettivamente ai lavori pubblici e all’edilizia privata. Dalle testimonianze e da una sfilza di intercettazioni telefoniche si presenta agli inquirenti un quadro a tinte fosche, in cui l’attività amministrativa della giunta Bove appare oltremodo inquinata da una serie di illeciti: omissione di avvisi d’asta all’albo pretorio, concussione verso privati cittadini alle prese con le richieste di concessioni edilizie e segnalazione agli stessi delle ditte che avrebbero dovuto poi eseguire i lavori, boschi per il taglio della legna venduti al di sotto del reale valore di mercato, favori a ditte amiche ai cui titolari venivano comunicati in via riservata i dati dei ribassi previsti durante l’espletamento di alcune gare: la Procura ne redige un dettagliato elenco di capi d’imputazione, accusando anche gli ex amici e sostenitori, poi divenuti accusatori di Bove. Il consiglio comunale, nell’estate dell’anno scorso, si scioglie e si arriva alla recente campagna elettorale. Bove sfida Di Costanzo, ma perde di oltre 700 voti.

Il Mattino (GIANFRANCESCO D’ANDREA)

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