Campania

Truffa delle Rca, beni sequestrati

CIDIMMOBILI NELL’AVERSANO E A CHIETI. Cento milioni di euro investiti in acquisti di palazzi e terreni erano stati sequestrati a marzo, quando venne a galla un sistema di truffe alle assicurazioni che riempiva le casse del clan dei Casalesi.

Sinistri stradali mai avvenuti, ma certificati con perizie false e referti medici, erano il punto d’inizio di un guadagno che veniva reinvestito in appartamenti intestati anche a persone incensurate, insospettabili per censo e per cultura. A scoprire il giro delle liquidazioni erano state le procure di Napoli e Santa Maria Capua Vetere. Tre mesi dopo quella celebre operazione è stato scritto il secondo capitolo dell’inchiesta che colpisce i cosiddetti “colletti bianchi”. Ieri mattina, i carabinieri del nucleo operativo di Caserta, del gruppo di Aversa e della sezione di Napoli, hanno sequestrato beni dislocati a Casal Di Principe, Aversa, San Cipriano D’Aversa e in provincia di Chieti del valore complessivo pari a duemilionicinquecentomila euro. Il decreto di sequestro è stato firmato dal pm antimafia Antonello Ardituro che a marzo fece parte del pool di magistrati che scoprì il giro di affari che gravitava attorno ad avvocati, periti e giudici di pace presunti compiacenti. CarabinieriQuella di ieri è la seconda pietra messa attorno al collo del sistema economico del clan. Proprietari di appartamenti sono affiliati e fiancheggiatori, ma anche due avvocati. I tre appartamenti sequestrati ieri ad Aversa su viale Kennedy, ad esempio, erano intestati alle mogli degli avvocati Oreste Belluomo, originario di Trentola Ducenta, ma residente ad Aversa e poi a Giugliano in Campania, e dell’avvocato Bruno Aurora. Sigilli anche tre terreni siti a Casal di Principe, di cinquecento metri quadrati, in zona Ceraso e Izzo; due conti correnti aperti a Giugliano e a Pizzoferrato, in provincia di Chieti; una polizza vita intestata a Renato Corvino e Carmine Ciervo; fondi comuni di investimento e conti correnti aperti nella Banca Intesa di Aversa e nella San Paolo Banco di Napoli di Casal Di Principe; sei autoveicoli (golf, rover) e tre motocicli. L’indagine era nata tre anni fa da una denuncia della Toro Assicurazioni che sosteneva che venivano liquidati danni fisici per sinistri di estrema gravità nell’agro aversano. I periti, i liquidatori e gli studi legali, però, erano sempre gli stessi. Ma la testimonianza di due pentiti, Massimo Pannullo e Antonio Corvino, aveva dato in mano ai magistrati un filo da tirare che avrebbe smagliato tutto il sistema delle truffe. A finire negli atti dell’inchiesta di marzo furono due giudici di pace, Nicola Graziano e Giuseppe Gallo, gli avvocati civilisti Antonio Camine Belluomo e suo figlio Oreste, Umberto Di Tella di San Marcellino e Bruno Aurora. Le perizie favorevoli portavano la firma di Antonio Caiazzo, Francesco De Luca, Domenico Pirozzi. Indagati, invece, Augusto, Cesare, Luigi e Marcello Bianco. Antonio, Romolo, Pasquale, Giancarlo e Renato Corvino. Carmine e Bernardo Ciervo e Vincenzo Schiavone.

Il Mattino

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