Aversa

Ferrara: È crisi Aversa esempio negativo

Lello FerraraAVERSA. «Troppi errori che nascono dalla visione privatistica della politica casertana» Lello Ferrara, dirigente regionale Ds, ex sindaco e secondo alle primarie, non si sottrae, a bocce ferme, ad un’analisi del voto. Cosa è andato storto? «Preferisco far parlare i numeri: 20mila voti Ciaramella, 8mila Stabile.

DSStabile che prende inoltre 2000 voti in meno rispetto ai votanti della Primarie e la lista Stabile che prende 500 voti in meno rispetto ai voti presi dallo stesso alle Primarie. Questa non è una sconfitta, è un disfatta. E dimostra due cose: le primarie erano inquinate e Stabile non era il candidato giusto». È facile dirlo ora dopo la sconfitta… «Era evidente fin da prima. Come si può pensare che rappresenti il centro sinistra l’alfiere di una lista civica che ha fallito nel tentativo di aggregare l’Unione intorno al suo nome? Per questo ci siamo sforzati di individuare un candidato unitario. L’avevamo trovato con d’Amore ma i coordinatori provinciali del mio partito e della Margherita, Greco e Stabile, hanno preferito mettere da parte gli esponenti dei loro partiti e puntare su una persona senza connotazione politica e senza consenso. Questo è il risultato». Ma perché Greco e Squeglia avrebbero agito così, nessuno vuole perdere… «Il caso Aversa si inserisce, purtroppo, a buon titolo in un processo più vasto di privatizzazione della politica. Squeglia e De Franciscis sono impegnati in provincia di Caserta a creare un piccolo partitino persona col quale restrellare qualcosa nel nascente Pd. E Greco è subalterno a loro. Allora il problema sta tutto nel recupero dell’etica della politica di fronte ad una crisi profonda». E ora come si riparte, secondo lei? «Aversa può valere come esempio negativo, per avere davanti agli occhi ciò che non si devo assolutamente fare. Quindi, in primo luogo, occorre dar corso ad un mandato assembleare dei Ds ed eleggere il segretario provinciale prima della confluenza nel partito democratico, bisogna avere ben chiara quale sarà la nostra dirigenza. In secondo luogo bisogna aprire una riflessione sulla Provincia, chiedersi perché De Franciscis, pur avendo indiscusse qualità, non rappresenta il centrosinistra casertano ma continua a rappresentare solo se stesso». Non è che lei ha ancora il dente avvelenato per le primarie e la mancata candidatura? «Ho dato prova, anche indicando un esponente di un altro partito come d’Amore, di avere a cuore solo le sorti della coalizione. Io il sindaco l’ho già fatto, ed erano tempi in cui esisteva ancora un’etica politica. Ora invece i Ds sono stati ridotti ad un partito del 7-8 per cento e, per giunta, in provincia di Caserta non hanno una guida. Questi sono fatti, così come quelli in precedenza annunciati erano numeri incontestabili». Il Mattino

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