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Il Mend rivendica sequestro dei 4 italiani

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miliziani nigerianiNIGERIA. Il Movimento di emancipazione del Delta del Niger (Mend) ha rivendicato il sequestro dei sei dipendenti dell’azienda petrolifera Chevron, tra cui quattro italiani, rapiti nel sud della Nigeria, annunciando anche la data in cui saranno rilasciati, il prossimo 30 maggio, esattamente il giorno dopo il giuramento dal neo-eletto Presidente della Nigeria, Umaru Yar Adua.

Quest’ultimo ha ottenuto il 70% dei voti al termine di elezioni segnate da diffuse irregolarità e violenze, denunciate da tutti gli osservatori internazionali, che hanno indotto l’opposizione a non riconoscere l’esito delle urne. I guerriglieri hanno attaccato la piattaforma alle ore 6 di martedì 1 maggio con della dinamite, costringendo i dipendenti stranieri a cercare una via di fuga a bordo di una scialuppa di salvataggio e riuscendo così a bloccarli. Un portavoce nigeriano dell’azienda Usa ha precisato che si tratta di quattro cittadini italiani e di un croato, dipendenti della Chevron Shipping Co., affiliata dell’americana Chevron, e di uno statunitense, dipendente della casa madre. “Questo attacco mira a smentire le numerose storie apparse sui giornali dietro pressioni del governo, che sostenevano l’appoggio del Mend a Jonathan e Yar Adua” (Jonathan Goodluck è il nuovo vicepresidente, ndr), scrive il Mend, che aggiunge: “La scelta di Jonathan come vicepresidente della Nigeria non avrà alcuna conseguenza, se non sarà accompagnata dalla piena accettazione di tutte le condizioni che abbiamo già posto al governo nigeriano e alle aziende petrolifere per la pace nel delta del Niger. L’attacco di oggi alla struttura della Chevron intende servire anche da monito alla Shell, riguardo alla sua decisione di tornare nei pozzi che abbiamo già attaccato a Bayelsa e negli altri stati del delta”. una piattaforma ChevronDall’inizio del 2006, il Mend si batte per il riconoscimento dei diritti delle popolazioni del sud della Nigeria e per un’equa distribuzione delle ricchezze petrolifere, attaccando le installazioni petrolifere delle multinazionali attive nella regione, Shell, Chevron, Agip e Mobil, e sequestrando i loro dipendenti stranieri. Nel 2006 sono stati rapiti oltre 150 stranieri, 70 dall’inizio del 2007. La Nigeria è il primo produttore di petrolio dell’Africa e l’ottavo del mondo, ma la grande maggioranza della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e nel delta del Niger non ha acqua potabile, elettricità, scuole, ospedali nè servizi sociali. I militanti del Mend, perlopiù di etnia “Ijaw”, chiedono inoltre la liberazione di due leader Ijaw locali: Alhaji Mujahid Dokubo-Asari, arrestato con l’accusa di tradimento, e Diepreye Alamieyeseigha, ex governatore dello Stato di Bayelsa, agli arresti per corruzione. Il neo-eletto presidente Umaru Yar Adua è stato candidato dal partito di governo dietro indicazione del Presidente uscente Olusegun Obasanjo. Ex governatore dello Stato settentrionale di Katsina, musulmano e padre di sei figli, è uno dei pochi governatori nigeriani a non essere stato accusato di corruzione dalla Commissione antifrode creata da Obasanjo per contrastare un fenomeno talmente dilagante da rendere la Nigeria il paese più corrotto al mondo. Jonathan Goodluck è invece membro della stessa etnia dei militanti del Mend, gli Ijaw, insediata nelle regioni meridionali del paese, dove si concentrano le ricchezze petrolifere della Nigeria. Alla vigilia del voto presidenziale del 21 aprile scorso, alla domanda di Apcom se l’elezione di Jonathan potesse favorire un processo di stabilizzazione della regione, il Mend aveva risposto: “Noi non nutriamo alcuna fiducia in Jonathan Goodluck, che è risaputo essere un tirapiedi”. Rispetto al passato, i militanti indicano nella rivendicazione anche la data in cui rilasceranno gli ostaggi, il 30 maggio 2007, a condizione che “le compagnie petrolifere e il governo dello Stato di Bayelsa non facciano tentativi per ottenere il rilascio offrendo riscatti. Ogni offerta di questo genere sarà considerata un insulto e peggiorerà la condizione di questi ostaggi”. La scelta della data non sembra casuale, dal momento che il giorno prima (29 maggio), per la prima volta nella storia della Nigeria dalla sua indipendenza (ottenuta nel 1960), un presidente eletto, Obasanjo, cederà il testimone a un altro capo di stato scelto dagli elettori, dopo anni di regimi militari e dittature. Tuttavia i principali esponenti dell’opposizione non hanno riconosciuto il risultato delle urne. Nei giorni scorsi, il candidato giunto alle spalle di Yar Adua, il generale Muhammadu Buhari, ha dichiarato alla Bbc di non ritenere possibile che il neo-eletto presidente possa prestare giuramento, ma non ha voluto offrire maggiori dettagli a riguardo.

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